Irpef zero agli under 30 assunti: il disegno di legge punta alla manovra
OCCUPAZIONE. Il disegno di legge depositato in Senato il 4 agosto azzera l’Irpef per i 24-30enni assunti a tempo indeterminato. L’idea nasce dai Giovani Imprenditori di Confindustria e guarda alla manovra
Lettura 3 min.Mille euro in più al mese, nel primo anno di lavoro. È la cifra con cui, il 5 giugno scorso, la presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Maria Anghileri ha aperto il convegno di Rapallo. «Mille euro che cambiano la vita», ha detto dal palco, davanti a una platea di imprenditori e ai leader di partito. Tre mesi dopo, quella cifra ha preso la forma di un testo depositato in Parlamento.
Cosa prevede il disegno di legge
Il 4 agosto è stato comunicato alla Presidenza del Senato il disegno di legge n. 2006, prima firmataria Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, insieme ad altri dodici parlamentari. Il testo è breve, due soli articoli. Prevede, in via sperimentale, l’esenzione totale dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) per i lavoratori di età compresa tra ventiquattro e trent’anni assunti con contratto a tempo indeterminato. L’esenzione decorre dal periodo d’imposta successivo all’entrata in vigore della legge e vale per i tre anni successivi.
Due i paletti. Il beneficio spetta a chi ha un reddito da lavoro non superiore a 50.000 euro su base annua. E l’intera misura è riconosciuta entro un limite di spesa di 6 miliardi di euro per ciascuno dei tre anni. La copertura è affidata a interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica, con esclusione esplicita di sanità, welfare, istruzione, università, ricerca, stipendi e pensioni. La relazione introduttiva parte da un dato che riguarda direttamente le imprese: secondo il Rapporto del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) sull’attrattività dell’Italia, tra il 2011 e il 2024 hanno lasciato il Paese 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni. Il 49 per cento se n’è andato dalle regioni del Nord.
L’origine: il palco di Rapallo
La proposta non nasce in Parlamento. Nasce dal convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, intitolato «People – La nostra promessa di futuro», dove Anghileri ha chiesto alla politica un salario competitivo per gli under 35 attraverso una defiscalizzazione spalmata su cinque anni: piena nel primo, decrescente fino al 20 per cento nel quinto, sempre entro il tetto dei 50.000 euro di reddito. La motivazione, in quella sede, è stata esplicita e per nulla astratta: «L’amore di patria non basta per pagare il mutuo della prima casa», ha osservato la presidente, legando il tema fiscale alla scelta concreta di restare o partire. Dal palco di Rapallo era arrivata la prima risposta politica, con il vicepremier Antonio Tajani che annunciava la volontà del governo di proseguire sulla riduzione dell’Irpef. Il disegno di legge di agosto è il passaggio successivo. E in questi giorni Craxi lo ha rilanciato tra le misure che Forza Italia vuole portare nella prossima legge di bilancio, con un obiettivo dichiarato: aumentare direttamente la retribuzione netta in busta paga dei giovani lavoratori.
Le due versioni a confronto
Il Parlamento ha raccolto l’idea, ma l’ha ricalibrata. Le differenze non sono dettagli tecnici: cambiano la platea e la logica della misura. La Proposta Giovani Imprenditori prevede un’età nella fascia under 35, per una durata di 5 anni, intensità decrescente di esenzione dell’Irpef dal 100% al 20%, un tetto di reddito di 50mila euro e nessun vincolo sulla tipologia di contratto. Mentre la proposta del Ddl n. 2006 prevede la fascia d’età 24-30 anni, per una durata di 3 anni, con un’esenzione Irpef piena per l’intero periodo, lo stesso tetto di reddito a 50mila euro e la tipologia di contratto solo a tempo indeterminato.
Il tetto di reddito identico segnala la matrice comune. Il resto racconta due filosofie diverse: accompagnare il giovane lungo cinque anni di carriera, oppure concentrare tutto il beneficio nella fase d’ingresso e legarlo alla stabilità del contratto.
Che cosa cambia per le aziende
Qui sta il punto che interessa chi assume. La misura non tocca il costo del lavoro: agisce sul netto percepito dal lavoratore, non sui contributi versati dall’impresa. È una differenza sostanziale rispetto al bonus giovani introdotto con il decreto-legge di aprile, che opera invece sull’esonero contributivo di chi assume. Tradotto: a parità di retribuzione lorda offerta, un candidato under 30 si troverebbe in busta paga una cifra sensibilmente più alta. L’azienda diventa più attraente senza spendere un euro in più.
Proprio per questo, però, il vantaggio è uguale per tutti. Se il differenziale lo mette il fisco, non distingue l’impresa che investe sui giovani da quella che non lo fa. Le leve che l’Osservatorio Delta Index misura da due anni – la qualità dei percorsi di crescita, la formazione, la leggibilità della carriera, il modo in cui un capo intermedio accompagna chi entra – restano esattamente dove sono. Il fisco può aprire la porta. Quello che il giovane trova dentro l’azienda continua a dipendere dall’azienda.
Le domande ancora aperte
Il disegno di legge è stato comunicato alla Presidenza, ma non è ancora stato assegnato in commissione. Il percorso vero si giocherà nel confronto sulla manovra d’autunno. Nel frattempo restano sul tavolo due questioni che riguardano da vicino il mondo produttivo. La prima è la forbice anagrafica: partendo da ventiquattro anni, la misura lascia fuori chi entra al lavoro prima, cioè i diplomati degli Istituti tecnici superiori (Its Academy), i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e gli apprendisti, proprio i canali che negli ultimi anni hanno registrato i tassi di inserimento più alti. La seconda riguarda il dopo. L’esenzione dura tre anni: che cosa accade in busta paga quando finisce, in una fascia d’età in cui la decisione di restare o cambiare azienda è tutt’altro che consolidata?
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
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