Noci: «Giovani e aziende, serve un cambiamento. Delta Index è centrato»

CAPITALE UMANO. Nell’ultima puntata dell’intervista, il Prorettore del Politecnico di Milano spiega perché le aziende devono modificare il loro atteggiamento: «Sono i talenti che scelgono le imprese»

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Gruppi di studenti portati alle fiere del lavoro. Girano tra gli stand senza troppo interesse, con un gadget in tasca come unico bottino. Dall’altra parte, imprese che tornano a casa senza aver trovato chi cercavano. Giuliano Noci questa scena l’ha osservata di persona, e la chiama così: «Un dialogo tra sordi». Parte da qui l’ultima puntata dell’intervista che il Prorettore del Politecnico di Milano, alla guida dell’Hub della Conoscenza, ha rilasciato all’Osservatorio Delta Index. Un percorso in nove video nato dalla ricerca «Next Gen Power», che ha raccolto le voci di oltre 6.000 studenti delle superiori lombarde su lavoro, scuola, intelligenza artificiale e futuro.

Nelle puntate precedenti Noci ha messo in fila ciò che un’azienda deve sapere prima di assumere un giovane. Una generazione più insicura, che chiede di crescere nelle competenze e di essere accompagnata. Un divario troppo ampio tra le promesse del colloquio e la realtà dell’ufficio, che fa crescere gli abbandoni nei primi mesi. Uno stipendio che conta, ma non basta. La necessità di cercare i ragazzi molto prima della laurea. E i silos organizzativi, lontanissimi da chi è abituato a ragionare «in rete, in orizzontale».

Nell’ultimo video il professore mette a confronto due sguardi. L’Hub della Conoscenza parte dai giovani, Delta Index si rivolge alle imprese. Il traguardo è lo stesso: avvicinare due mondi che oggi faticano a capirsi. Il punto di partenza è una constatazione. «Le imprese non scelgono più i talenti, sono i talenti che scelgono le imprese». Noci non la presenta come un giudizio: «Non sto commentando se sia giusto o sbagliato, sto osservando che questo è quello che avviene».

Per le aziende la conseguenza è una sola. «Le imprese devono fare un Delta», dice Noci. Devono cambiare. Ed è questo, secondo lui, il compito dell’Osservatorio: aiutare le imprese «a riflettere sulla necessità di cambiare». Poi aggiunge: «Mi complimento anche per il nome, Delta Index è da questo punto di vista molto centrato». Cambiare, spiega, perché dall’altra parte del tavolo ci sono «soggetti che sono radicalmente diversi da noi». E la causa di questa distanza, per Noci, è la tecnologia, che «ha accelerato la metrica del tempo». Chi oggi ha un figlio di 14 o 15 anni, ragiona, è come se avesse davanti qualcuno che sta tre o quattro generazioni più avanti.

Per un imprenditore o un responsabile delle risorse umane il messaggio è netto. Non basta allestire uno stand in fiera e aspettare i curriculum. Bisogna capire chi si ha davanti. La sfida, per Noci, è costruire «un piano di convergenza nella comprensione della diversità». È lì che si gioca l’attrattività di un’azienda verso la Generazione Z.

Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz

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