Fuggire dalla pandemia
c’è chi riscrive il Decamerone

Raccontare storie per scacciare i pensieri negativi e riflettere sulla realtà attraverso lo schermo della fantasia: il «Decamerone» di Giovanni Boccaccio nella primavera scorsa è tornato ad essere un bestseller ed è diventato anche uno dei modelli narrativi più imitati all’epoca della pandemia, rivisitato come un vero «format» e reinterpretato dagli scrittori in chiave contemporanea. Ne «L’allegra brigata» (Neri Pozza) a cura di Daniela Pagani, si riuniscono le voci di 7 scrittrici e 3 scrittori, da Sandra Petrignani a Roberto Cotroneo, che per dieci giorni mantengono un appuntamento quotidiano, donandosi a turno le loro novelle.

A tirare le fila e a tracciare la cornice letteraria è Emanuele Trevi. «Decameron Project» (Nn editore) riunisce 29 racconti dell’era del covid-19 selezionati dagli editor del «New York Times Magazine», capaci, come scrive Caitlin Roper nella prefazione, di trasformare l’orrore «in una cosa diversa e potentissima», e di ricordare che «la narrazione può trascinarti lontano da te stesso e allo stesso tempo farti capire esattamente il tuo posto nel mondo».

Autori di rilievo internazionale come Margaret Atwood e Tea Obreht compongono una raccolta brillante. Anche il «Nuovo Decameron» (Harper Collins), infine, ripropone lo stesso schema dell’opera di Boccaccio con sette scrittrici e tre scrittori italiani come Barbara Alberti, Michela Marzano e Michele Mari. Le novelle mettono in movimento una giostra di personaggi e invenzioni linguistiche, rileggendo da vicino l’originale, ma in un modo diverso, per sfuggire alla paura e alla malattia.Sabrina Penteriani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA