McEwan, dietro i robot le domande di Dostoevskij

McEwan, dietro i robot
le domande di Dostoevskij

Il cuore di Adam batte con un placido ritmo giambico, «tu-tùm». Eppure è «solo» una macchina, «un manufatto inamidato il cui battito cardiaco era un semplice impulso elettrico regolare, il cui tepore epidermico era pura chimica».

Il primo gesto di Charlie Friend, protagonista di «Macchine come me» di Ian McEwan è comunque quello di appoggiargli una mano sul petto, un gesto intimo, pieno di aspettativa. Quel congegno umanoide è l’ultima «hybris» dell’uomo, che con una scintilla d’orgoglio vorrebbe arrogarsi l’atto della creazione.

Nel romanzo però la tecnologia deve infine arrendersi alla meraviglia delle emozioni, alla bellezza dei sentimenti, che mai possono essere replicati da algoritmi, per quanto complessi e accurati. Lo scrittore inglese gioca con il passato, il presente e il futuro, creando un’ambientazione parallela, che avrebbe potuto essere ma non si è verificata.

La copertina di «Macchine come me»

La copertina di «Macchine come me»

Con una scelta un po’ spiazzante McEwan ambienta la storia nel 1982, e immagina che nella guerra delle Falkland a vincere sia l’Argentina, mentre Margaret Thatcher in lacrime si assume le responsabilità della sconfitta. Dopo le sue dimissioni prende il timone il laburista Tony Benn, pronto a portare la Gran Bretagna fuori dall’Ue con 35 anni di anticipo, prima di finire assassinato. L’autore immagina poi che lo scienziato Alan Turing, padre dell’informatica, genio che ideò le tecniche per violare i cifrari tedeschi e sconfiggere i nazisti nella Seconda guerra mondiale, invece di morire tragicamente a 41 anni abbia avuto una vita lunga e piena di invenzioni capaci di cambiare il mondo. Tra esse anche la prima generazione di umanoidi, «12 Adam» e «13 Eve».

Uno di questi finisce in casa di Charlie, trentenne irrisolto, laureato in antropologia che sopravvive con il trading online, e spende tutta l’eredità di sua madre per aggiudicarsi il suo robot, spinto soprattutto dalla curiosità.

Questo non è un romanzo di fantascienza, McEwan sceglie una chiave intimistica, si concentra sull’evoluzione delle relazioni tra Adam, Charlie, la fidanzata Miranda, il piccolo Mark, un bambino sfortunato che capita nella loro vita per caso e che decidono di adottare. Gli preme indagare su fondamentali questioni di etica: quali sono, per esempio, i tratti distintivi dell’umanità? Che cosa può succedere se a prendere una decisione importante (di vita e di morte) è una macchina? Quanto è lecito spingersi oltre con una bugia? Sottotraccia si ritrovano temi cari a Dostojevskij, più volte citato, come la libertà, la verità, il desiderio e la possibilità di espiazione.  


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