Le indagini sulla strage in Bangladesh
Maria uccisa dallo scoppio di una granata

Maria Riboli sarebbe morta per l’esplosione di una granata, gettata dai terroristi al loro ingresso nel locale e finita sotto il tavolo in cui stava cenando insieme ad altri italiani. Alla mamma trentatreenne di Solza sarebbero stati quindi risparmiati i colpi di machete inflitti ad altri nostri connazionali.

Il condizionale è d’obbligo fino a quando non saranno effettuate le autopsie sui corpi dei nove italiani uccisi a Dacca venerdì scorso nell’attentato all’«Holey Artisan Bakery». Un aereo di Stato, con personale dell’Unità di crisi della Farnesina e dello staff della presidenza del Consiglio, è arrivato domenica 3 luglio a Dacca per riportare le salme in Italia appena possibile.

I responsabili del Consolato italiano nella capitale bengalese hanno collaborato alle procedure di riconoscimento dei cadaveri: per questo motivo molti dei famigliari delle vittime non sono partiti per il Bangladesh ma sono rimasti a casa. Scelta che ha fatto anche il marito Simone Codara: sabato sera è tornato nella villetta di Solza a prendere alcuni vestiti e poi è tornato a Vigano San Martino, a casa dei suoceri, per restare con la piccola Linda, di due anni e mezzo.

La famiglia di Maria, infatti, è di Vigano, quella di Simone Codara è di Calusco mentre la coppia, dopo il matrimonio nel 2006, si era trasferita a Solza. I sindaci delle tre amministrazioni sono in contatto e pronti a fornire tutto il loro supporto alle famiglie, che si sono chiuse nel dolore. Ieri, intanto, è arrivata la condanna dell’attentato da parte della Comunità islamica bergamasca: «Non ci piegheremo a queste persone, perché la nostra fede è più forte dei loro fucili e dei loro proiettili. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime, a tutta Italia, a noi stessi, perché è un lutto in famiglia, data la nostra appartenenza a questa nazione».

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