«Ora basta scappare, costituisciti»: l’appello del legale delle vittime all’assassino di Covo
L’INVITO. L’avvocato Angelo Lino Murtas assiste le famiglie di Rajinder Singh e Gurmit Singh, i due indiani uccisi venerdì sera a Covo: «Prendi contatto con me».
Covo
«A te, che oggi sei in fuga, rivolgo un appello sincero e profondo: fermati. Aiuta prima di tutto te stesso a uscire da questa spirale drammatica in cui sei precipitato. Ogni giorno di latitanza aggrava la tua posizione e mette in pericolo anche chi, forse per paura o per affetto, ti sta offrendo aiuto, esponendosi a conseguenze gravissime pur non avendo colpe. Hai ancora la possibilità di compiere l’unica scelta giusta: costituirti». Arriva dall’avvocato Angelo Lino Murtas, il legale delle famiglie di Rajinder Singh e Gurmit Singh, i due indiani uccisi venerdì sera a Covo, l’appello all’assassino, da allora in fuga, a costituirsi.
«Faccio appello a ciò che di umano e di buono ancora vive nel tuo cuore; al rispetto dei valori religiosi in cui hai creduto; al rispetto della comunità Bergamasca che ti ha accolto»
«Erano uomini dediti al lavoro, alla famiglia, ai propri valori e alla propria fede - prosegue -. Due vite spezzate da una vendetta assurda e ingiustificabile, che avrebbe potuto causare ancora più dolore, coinvolgendo anche altri due padri di famiglia, fortunatamente sopravvissuti». E poi l’appello: «Prendi contatto con me: il mio numero è facilmente reperibile su internet. Sono pronto personalmente ad accompagnarti presso le forze dell’ordine, affinché tu possa presentarti davanti all’autorità giudiziaria e iniziare ad assumerti la responsabilità di quanto accaduto».
Continuare a nasconderti significa soltanto aumentare il dolore
«Continuare a nasconderti significa soltanto aumentare il dolore: il tuo, quello di chi ti sta vicino e soprattutto quello delle famiglie delle vittime, sprofondate in una sofferenza immensa, private dei loro mariti, dei loro padri, del loro sostegno, del loro futuro. Ricorda che in Italia la giustizia non è vendetta: non esiste la pena di morte, non esiste la tortura. La pena prevista dalla legge è orientata anche alla rieducazione della persona».
E, ancora: «Ma il primo passo deve venire da te. Per questo faccio appello a ciò che di umano e di buono ancora vive nel tuo cuore; al rispetto dei valori religiosi in cui hai creduto; al rispetto della comunità Bergamasca che ti ha accolto; al rispetto dovuto alle vittime e alle loro famiglie. Assumiti la responsabilità delle tue azioni. Presentati. Chiarisci quanto è accaduto. Solo questa può essere la strada del coraggio, della dignità e della verità. Chiamami. Facciamo insieme questo passo importante».
© RIPRODUZIONE RISERVATA