Sparatoria di Covo, la Bmw dell’assassino filmata ad Antegnate
LE INDAGINI. Le telecamere dei paesi vicini hanno ripreso l’auto venerdì alle 22 a Calcio e dopo il delitto in via della Lira e via Leopardi, dove il killer viveva ospite di alcuni amici.
Covo
Gli investigatori hanno il vantaggio di sapere già chi cercare: ha un nome e un volto chi ha ucciso venerdì 17 aprile a mezzanotte Rajinder Singh, 47 anni di Covo, e Gurmit Singh, 48 anni di Agnadello, crivellati di colpi fuori dal tempio sikh «Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji» di via Campo Rampino a Covo, dove erano in corso i preparativi per la festa di Vaisakhi. Si tratta di un connazionale di Antegnate, fuggito su una Bmw insieme ad altri tre uomini dello stesso paese su due auto subito dopo la sparatoria. E proprio la Bmw è stata ripresa dalle telecamere dei paesi vicini prima e dopo il duplice omicidio. Quelle installate al tempio, rivolte proprio verso l’ingresso, hanno ripreso tutta la scena e, anche se al buio, si vede l’uomo scendere dalla Bmw, arrivare al cancello, inginocchiarsi per fare una preghiera, tornare verso l’auto e sparare all’impazzata una dozzina di colpi al gruppetto di quattro amici che stava chiacchierando.
A terra sono rimaste le due vittime, mentre gli altri sono stati sfiorati dalle pallottole.
A terra sono rimasti in due, gli altri sfiorati dalle pallottole sparate da distanza ravvicinata sono riusciti a salvarsi correndo. Oltre alle telecamere e alle testimonianze dei presenti, che hanno riconosciuto l’assassino come frequentatore abituale del centro, le indagini hanno permesso di risalire anche alle immagini delle telecamere della videosorveglianza dei paesi vicini. La Bmw su cui è arrivato il killer è stata ripresa a Calcio alle 22 di venerdì, due ore prima della sparatoria, per poi ricomparire subito dopo l’omicidio ad Antegnate, dove l’uomo soggiornava da conoscenti, nella zona tra via della Lira e via Leopardi, prima di perderne definitivamente le tracce.
A terra sono rimasti in due, gli altri sfiorati dalle pallottole
«Anche la nostra comunità è sconvolta dall’accaduto – commenta il sindaco di Antegnate, Simone Nava –. I sikh sono ben integrati, non ci sono mai stati problemi». Tra i residenti però c’è apprensione: «C’è paura perché l’aggressore è ancora a piede libero – rivela una signora –. Sono tutte brave persone, una comunità benvoluta. Mi spiace per loro». Una giovane residente aggiunge: «Siamo vicini a queste persone; sono eventi che colpiscono nel profondo i piccoli paesi come i nostri». Ad Antegnate i carabinieri sono andati a bussare alle case dei connazionali che ospitavano l’assassino e i suoi amici, tutti scomparsi da venerdì notte. La caccia all’uomo non ha ancora portato alla cattura del killer, ma il cerchio si sta stringendo.
Ad Antegnate i carabinieri sono andati a bussare alle case dei connazionali che ospitavano l’assassino e i suoi amici.
Nei prossimi giorni il sostituto procuratore Fabio Magnolo che coordina le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della Compagnia di Treviglio affiderà l’incarico per le autopsie: le salme sono state trasferite all’istituto di Medicina legale di Pavia.
Il movente collegato alla lotta per la presidenza del centro
Quanto al movente, le testimonianze della comunità sikh che frequenta il tempio di Covo parlano tutte di una lotta per ottenere la presidenza del centro dopo che, nel novembre 2025, Rajinder Singh aveva rinunciato all’incarico per dedicarsi alla famiglia, la moglie e tre figli di 17, 14 e 3 anni. Il gruppo di Antegnate aveva indicato una persona alla successione, ma pare che Rajinder si fosse messo di mezzo per impedire che venisse nominato. C’era stata una prima lite a novembre, raccontano gli amici delle vittime, poi tre mesi fa il killer (cognato di quello che avrebbe voluto diventare presidente, anche lui tra i quattro in fuga) si sarebbe presentato al tempio armato di pistola: «Ma Rajinder lo aveva visto da lontano ed era scappato in auto».
C’era stata una prima lite a novembre, raccontano gli amici delle vittime, poi tre mesi fa il killer si sarebbe presentato al tempio armato di pistola.
Singh lo aveva denunciato ai carabinieri, ed era stato querelato a sua volta per minacce. Da lì ci sarebbe stata l’escalation che ha portato alla sparatoria di venerdì. «È stato un piano organizzato – è la reazione di un’amica delle due vittime – gli amici avevano visto arrivare quelli di Antegnate e avevano avvisato Rajinder, ma lui li aveva rassicurati: “Non hanno le intenzioni che dite voi”».
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