«Dalla palestra multiculturale a Zingonia, ora studi sui diritti umani»

Alice Zanoli. A 20 anni alla Leiden University in Olanda. Un master di specializzazione sul Medio Oriente. «Vorrei studiare l’arabo in Egitto, ricordando Regeni».

Due anni fa era rimasta bloccata in Honduras a causa dell’esplosione dell’epidemia di Covid. Ma quella brutta esperienza non le ha tolto la voglia di viaggiare oltre che vivere e studiare all’estero. Ora infatti, dopo aver trascorso un periodo di vacanza nella Bergamasca, è ripartita in direzione dell’Olanda dove, nella città dell’Aia, sta frequentando il corso universitario «International studies» della Leiden University con specializzazione sul Medio Oriente (che comporta anche lo studio dell’Arabo). Questa scelta per Alice Zanoli di Verdellino, 20 anni, significa porre le basi per arrivare un giorno a realizzare la sua aspirazione: lavorare in un ente internazionale impegnato nella tutela dei diritti dei bambini negli scenari politici internazionali più critici come quelli di guerra.

Cresciuta a Zingonia

Alice è nata e cresciuta a Verdellino e ha frequentato le scuole elementari e medie di Zingonia, quartiere notoriamente multiculturale (più del 60% della popolazione scolastica è straniera). Ciò ha rappresentato per la ventenne un prezioso arricchimento personale che ha influito molto nella sua crescita: «Io in classe – spiega – mi ricordo di avere sempre avuto compagni di diverse nazionalità, in particolare provenienti da Marocco, Tunisia e India. Crescere nel contesto di Zingonia mi ha sicuramente spinto a sviluppare uno spiccato interesse a conoscere da vicino certe realtà, senza alcun paura e pregiudizio che, purtroppo, ancora si incontrano sul nostro territorio».

L’interesse per il Medio Oriente

Alice l’anno scorso ha brillantemente concluso il primo anno di studi alla Leiden University dove la maggior parte delle lezioni vengono tenute in inglese e, infatti, per iscriversi a questa università è necessario dimostrare di avere un livello di inglese certificato C1.

L’Università di Leiden è stata fondata nel 1575 ed è una delle principali università di ricerca internazionali in Europa. Ha sette facoltà nelle arti, scienze e scienze sociali, distribuite in diverse località a Leida e all’Aia. Accoglie ogni anno 29 mila studenti da oltre 129 nazionalità di tutto il mondo.

Il corso di specializzazione in Medio Oriente che sta frequentando ha una durata di tre anni ed è stato strutturato per dare agli studenti iscritti una precisa impostazione: «Diverse questioni di politica internazionale – spiega Alice – noi occidentali siamo abituati ad analizzarle da un punto di vista europeo. In questa scuola ci insegnano a prenderli in esame anche dal punto di vista dei Paesi coinvolti. In ogni approfondimento, inoltre, non viene mai tralasciata la disamina di tutti gli aspetti culturali collegati che, soprattutto nel contesto mediorientale, hanno un’importanza fondamentale».

In Egitto nel ricordo di Regeni

Fra le materie inserite nel programma di studi c’è anche lo studio dell’arabo previsto per sei ore a settimana. Intenzione della giovane è, una volta laureatisi, di andare poi a perfezionare la lingua in Egitto. Questo Paese negli ultimi anni è stato teatro di fatti di violenza e violazione dei diritti civili diventati casi internazionali, a partire dall’omicidio di Giulio Regeni. Oppure la lunga incarcerazione dello studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki per la cui liberazione sono state organizzate mobilitazioni in tutta Europa. «Devo ammetterlo – sostiene ancora la ventenne di Verdellino – dopo quanto abbiamo visto accadere in Egitto, questa mia volontà non è stata accolta con grande entusiasmo da mia madre, ma credo che sia il normale timore di un genitore. Fatto sta che le migliori università per imparare l’arabo sono in Egitto e Marocco. È chiaro, comunque, che non sono una sconsiderata: se non ci fossero le sufficienti condizioni di sicurezza, mai penserei di recarmi in questi Paesi. Aspettiamo comunque e vediamo: gli scenari internazionali possono cambiare anche in maniera improvvisa e imprevedibile. Io l’ho provato sulla mia stessa pelle».

Bloccata in Honduras per il Covid

Il riferimento è a quando Alice nella primavera del 2020, in piena pandemia di Covid, mentre si trovava in Honduras (con il programma di studi e volontariato internazionale Afs Intercultural programs), per svolgere il quarto anno di liceo (che poi ha concluso conseguendo la maturità al liceo Lussana di Bergamo), era stata costretta da guardie armate a rimanere chiusa in casa per tre settimane con altre tre studentesse bergamasche prima di fare ritorno a casa. C’era infine riuscita grazie all’intervento dell’Ambasciata italiana di Honduras e Guatemala (che si trova in Guatemala) e al ministero degli Esteri. «Quanto accaduto quella volta era stato duro – racconta ancora la giovane – ma non mi ha spinto certo a decidere di rimanere stanziale in Italia».

L’Aia, costosa e internazionale

Abitare nella città olandese non è stata comunque una scelta facile. «La vita qua è più costosa che in Italia – continua la ventenne di Verdellino – e trovare casa è molto difficile. Io convivo con cinque studenti che vengono da ogni parte del mondo. Venire qua è stata comunque la scelta più giusta. L’Aia è un città con una dimensione fortemente internazionale che trova espressione anche nelle organizzazioni che hanno qui sede come la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite oltre a diverse ambasciate: e sono numerose le lezioni a cui partecipo che sono tenute da personale diplomatico di varie nazioni».

Lavorare in contesti di guerra

Alice ha fatto ritorno ad agosto in Bergamasca per trascorre qualche giorno di vacanza sulle Orobie con la famiglia (suo papà è il sindaco di Verdellino Silvano Zanoli). Dopodiché è tornata nella «sua» Zingonia per poi ripartire alla volta dell’Olanda e ricominciare gli studi: «In Honduras – conclude – avevo già seguito un programma di aiuti rivolto a bambini in condizioni di difficoltà. Con altre studentesse, anche del posto, mi ero recata in scuole locali a svolgere nelle classi, insieme agli alunni, laboratori di vario genere. Vorrei in futuro continuare a lavorare per la tutela del diritto dei più piccoli a vivere un’infanzia normale e ad avere un’istruzione, soprattutto in contesti complessi come quelli di guerra che, al momento, sono purtroppo in aumento».

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