Enrico: «Da Bergamo a Mumbai, il mio tiramisù? Business vincente»

LA STORIA. Enrico Signorelli, 31 anni, fondatore di «Mami». La ricetta della mamma: dal primo video social ai negozi in India, vende centinaia di dolci al giorno.

Il tiramisù: per molti italiani, madeleine proustiana che evoca pranzi in famiglia e lontani ricordi d’infanzia. Per qualcuno, però, anche occasione d’affari. Come per Enrico Signorelli, trentunenne originario di Costa di Mezzate, che del celebre dolce, in India, ha fatto un business. «I miei genitori sono imprenditori – afferma Signorelli –, ho sempre desiderato, quindi, creare qualcosa di mio».

Gli studi a Bergamo

Un’ambizione che ha richiesto del tempo. «Dopo la laurea triennale in Economia aziendale, ottenuta presso l’Università degli Studi di Bergamo, sono partito per la Svezia, Paese in cui ho vissuto per circa un anno – racconta il giovane –. Tornato in Italia, ho conseguito la laurea magistrale in International Management, sempre all’Università di Bergamo. Ho quindi cominciato a lavorare nel settore del “food”, in diverse piattaforme di delivery, fra le più importanti e le più grandi in Europa, prima come product manager e poi come account manager. Un lavoro bello e flessibile, all’interno di una realtà in forte espansione, che mi ha profondamente formato da un punto di vista professionale. Nel frattempo, aumentava, dentro di me, la voglia di viaggiare e scoprire nazioni mai visitate prima». Ed è proprio durante uno dei suoi viaggi che a Enrico viene in mente un’idea.

Il tiramisù alla fidanzata

«Circa due anni fa, ero a Mumbai, a trovare la mia ragazza – dice Signorelli –. A un certo punto, dopo giorni di cibo indiano, ho sentito la necessità dei gusti di casa. Eppure, nonostante pranzassi o cenassi in ristoranti piuttosto raffinati, il tiramisù mi lasciava sempre insoddisfatto. Mi sono detto: “Perché non dare vita a un’attività economica che possa valorizzare il nostro famoso dessert? Prima, però, ho voluto fare una prova, facendo assaggiare il mio tiramisù ad alcuni amici della mia fidanzata: è stato molto apprezzato, ne sono rimasti piacevolmente sorpresi». Enrico, dunque, non perde tempo: a fine gennaio 2025, si licenzia e comincia a riflettere seriamente sul proprio brand. A marzo, parte nuovamente per Mumbai. «Decido di chiamare la mia azienda “Mami”, in onore di mia madre – spiega Signorelli –. È lei ad avermi insegnato a fare il tiramisù, tiramisù che, secondo me, è il più buono che abbia mai assaggiato. Incomincio facendo “home kitchen”, ovvero producendo tutto a casa e consegnando poi a domicilio».

I primi 250 ordini online

«Prima, però, alimento un po’ l’hype, se così si può dire - spiega Enrico Signorelli –: posto un video sui miei canali social, in cui mi aggiro per Mumbai con un tuk-tuk, il tipico autorisciò indiano, senza svelare il prodotto che si cela dietro a quella pubblicità. Pubblico inoltre un link su Instagram: le prime cinquanta persone che acquisteranno un tiramisù riceveranno il celebre dolce il giorno successivo. Nel giro di un minuto, ricevo 250 ordini. Ricordo che sono andato in panico e che ho dovuto contattare gran parte dei clienti per dire che avrei ritardato di qualche giorno».

Due nuovi punti vendita

Nonostante gli imprevisti iniziali, l’intuizione di Enrico riscuote un grande successo. «Lo scorso ottobre, ho aperto un piccolo negozio a Bandra – afferma Signorelli –, sobborgo di Mumbai. Nonostante la logistica sia a volte un po’ complessa (a causa del tempo atmosferico), l’attività procede a gonfie vele: vendo centinaia di tiramisù al giorno, ho assunto cinque dipendenti e, nel giro di tre mesi, anche grazie alla collaborazione con altri partner, conto di espandermi in tutta la capitale. Il prossimo anno, invece, vorrei toccare altre due città: Delhi e Bangalore. La domanda è infatti alta e mi è capitato di conoscere clienti che si sono fatti tre ore d’aereo per venire ad acquistare da me». Non mancano anche simpatici aneddoti. «Da quando ho avviato “Mami”, qui a Mumbai si è generato un trend del tiramisù – dice Signorelli –. Attualmente, lo si può trovare dappertutto. È ovunque. Anche se sono convinto che il più buono sia il mio. Come accennato, la ricetta di mia mamma è imbattibile (ride, ndr)».

«Mami», la ricetta della mamma

E gli ingredienti? «Alcuni, come i savoiardi, li importo dall’Italia – spiega l’imprenditore –, altri sono indiani, come, per esempio, il mascarpone, ma attentamente selezionati. Del resto, la classe media sta aumentando: la gente cerca sapori sempre più particolari e autentici, che in patria, ovviamente, non trova. Quando un indiano mi dice che il mio tiramisù gli ricorda quello che ha assaggiato in Italia ne rimango molto compiaciuto. Una piccola gioia che mi ripaga del tanto impegno e degli infiniti sacrifici, ma anche della frustrazione causata dalla burocrazia indiana: un ginepraio peggiore addirittura di quella italiana. Non so quante firme ho dovuto apporre per inaugurare la mia società, per non parlare delle difficoltà nell’aprire il conto corrente bancario: da mettersi le mani nei capelli! Adesso ne rido, ma ero disperato».

Mumbai, 30 milioni di abitanti

E l’Italia? «Famiglia e amici: l’Italia manca tantissimo, è scontato – afferma Signorelli –. Ma mi manca soprattutto la tranquillità, quella di Bergamo e dei paesi della sua provincia. Mumbai, con i suoi quasi trenta milioni di abitanti, purtroppo, non dà tregua, è una città che ti spolpa: l’inquinamento ambientale (e acustico) è insostenibile e il clima sa essere davvero insopportabile. Spesso, non c’è pace se non nelle quattro mura del proprio appartamento. Solo durante la stagione dei monsoni risulta un po’ più vivibile.

La mia routine, inoltre, è piuttosto rigida: sveglia alle 7, colazione poi palestra. Verso le 9.30, vado al lavoro e cucino fino alle 20. Alla sera, cena e poi subito a letto. Eppure, nonostante ciò, la mia avventura nella “più grande democrazia del mondo” è appena cominciata e, almeno per ora, non ho intenzione di tornare a casa. Ma chissà: forse un domani imparerò a cucinare il vada pav (un popolarissimo street food di Mumbai, spesso chiamato “Bombay burger”, composto da una polpetta di patate speziata e fritta inserita in un panino morbido, servito con vari chutney piccanti e peperoncino verde ndr) e aprirò un’attività nel capoluogo orobico affinché la gente possa assaggiare questo piatto della tradizione indiana. Mai dire mai».

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

© RIPRODUZIONE RISERVATA