General manager da Philips a L’Oréal. Nove anni all’estero e il ritorno in Italia

LA STORIA. Silvia Guerinoni, la laurea e il Master in Bocconi. Il primo lavoro in Casa Buitoni e poi ad Amsterdam. «Il rientro? Qui bellezza, vita in famiglia e amici».

Per Silvia Guerinoni, manager oggi in L’Oréal, l’esperienza da expat ad Amsterdam non è stata solo un trasferimento, ma una trasformazione personale e professionale. Dopo nove anni in Philips International, tra leadership globale e multiculturalità, ha scelto di rientrare in Italia con la famiglia, riscoprendo il valore delle radici, della convivialità e di uno stile di vita che sentiva ancora profondamente suo.

Il master a Milano

Dopo la laurea in Economia e Amministrazione d’impresa all’Università di Bergamo - inizialmente attratta dal settore finanziario e bancario per seguire le orme del padre - ha scoperto il mondo del Marketing. Un vero e proprio «amore a prima vista». Il passo successivo è stato il trasferimento a Milano. Un Master in Bocconi, la vera spinta «importante» per le sue competenze, mettendola in contatto con le grandi realtà aziendali e multinazionali. La carriera professionale ha preso il via con uno stage in Nestlé, una tappa che si è fatta presto radice. Milano è stata il suo centro dal 2006, per sette anni compreso il master. Nestlé è stata un’«ottima palestra», racconta Silvia, una multinazionale leader nel settore alimentare che le ha subito fornito solide basi di marketing, commerciale e comunicazione. E che le ha permesso di ricoprire diversi ruoli, lavorando anche sul brand Buitoni, internazionale sì, ma con un’anima squisitamente italiana. Ricorda i viaggi in Toscana, le giornate trascorse a Villa Buitoni con gli chef, sperimentando nuove ricette, in un microcosmo di sapori e strategie. Poi, il passaggio in forza vendita a Torino per quasi due anni, prima di tornare nuovamente alla sede centrale di Nestlé a Milano.

Dopo la laurea in Economia e Amministrazione d’impresa all’Università di Bergamo - inizialmente attratta dal settore finanziario e bancario per seguire le orme del padre - ha scoperto il mondo del Marketing. Un vero e proprio «amore a prima vista»

Il trasferimento ad Amsterdam

A 30 anni una scelta importante: seguire il compagno di allora – oggi suo marito Paolo – nel trasferimento ad Amsterdam per lavoro. «Ho deciso di raggiungerlo» ricorda Silvia. E da lì sono seguiti nove anni fondamentali della loro vita. Anni in cui hanno cambiato lavoro, si sono sposati, hanno allargato la famiglia.

Il salto ha comportato lasciare una carriera in piena ascesa in Nestlé. Silvia Guerinoni ha preso coraggio e ha chiesto al suo capo un anno sabbatico, con l’intenzione di prendersi «una pausa e vedere il mondo e andare alla scoperta». Una volta trasferita ad Amsterdam, però, dopo essersi dedicata a viaggi e nuovi interessi per qualche mese, Silvia ha capito che non si trattava di una parentesi, ma di una direzione, e ha ricominciato a lavorare. Ha iniziato in Philips International, lavorando nell’headquarter, dal 2013 al 2021. È stato un enorme passaggio di vita personale, percepito come una «rinascita», pur sentendosi «viva» anche in Italia. L’Italia, però, era un network locale; lei cercava l’internazionale. Ad Amsterdam ha trovato una città-paese di novecentomila abitanti, un crocevia di persone «di tutto il mondo», incontri e «percorsi variegati». Quello che a lei sembrava grande - andare da Bergamo ad Amsterdam - si è ridimensionato di fronte a tanti altri che avevano compiuto esperienze ancora più vaste.

In Philips fino al 2021

Il salto non è stato solo geografico, ma settoriale. È passata dal settore alimentare e in ruoli locali in Italia, a un’azienda leader nel settore tecnologico con responsabilità internazionali. È cresciuta come leader e manager in un ambiente multiculturale. In questo contesto, ha assorbito la lezione sottile, ma fondamentale, della cultura olandese, quella «basata sul consenso. Questo significa che raramente il capo impone il proprio punto di vista. Ci si siede attorno al tavolo, tutti partecipano, e la decisione deve arrivare tramite consenso». «Questo aiuta molto a sviluppare competenze da leader», perché anche se sei tu a dover decidere, ti mette in una posizione di «ascolto attivo».

La nascita di Anna

L’Olanda ha dato tantissimo alla loro famiglia. Amsterdam, una città «eccezionale, molto viva, accogliente, piena di opportunità», dove la bicicletta, padrona indiscussa, permetteva di sentirsi «il re del mondo», un «altro mondo con la bici e senza auto». L’hanno vissuta in varie fasi: come coppia, sposati, e poi con la figlia Anna, che è nata in Olanda, rimanendovi per tre anni. I valori di «multiculturalità e inclusione» sono stati un insegnamento quotidiano per la bambina, fin da neonata.

Poi, il tempo ha piegato la mappa. È arrivato il Covid, a fare da spartiacque, un freno inatteso, un momento di riflettori puntati sul futuro. Avevano pensato a un trasferimento in Sudamerica sempre per lavoro del marito, un’opzione che, «fortunatamente, non si è concretizzata un mese prima dell’arrivo del Covid». Il virus li ha fermati, costringendoli a riflettere su cosa volessero dopo. Hanno iniziato a cercare lavoro in Europa, senza una meta precisa. Alla fine, la scelta è stata Milano.

Il ritorno a Milano

Sono rientrati «come se non fossimo mai andati via». Hanno ritrovato il loro stile di vita, quello basato su convivialità e buon cibo, sul «vivere bene, vivere insieme» al mare e in montagna, sulla vicinanza alla famiglia e agli amici storici e non

Il ritorno, come tutti i ritorni veri, non è stato una regressione, ma una riscoperta, una rivalutazione che arriva solo quando si guarda l’Italia dagli occhi di un expat. «Siamo ben coscienti di tutto quello che non funzionava in Italia e non funziona tuttora», ammette. Ma ci sono cose «radicate nella cultura italiana» che hanno rivalutato: «la bellezza del nostro Paese, lo stare in famiglia, le persone, le amicizie». Sono rientrati «come se non fossimo mai andati via». Hanno ritrovato il loro stile di vita, quello basato su convivialità e buon cibo, sul «vivere bene, vivere insieme» al mare e in montagna, sulla vicinanza alla famiglia e agli amici storici e non. Un ritorno ai «nostri valori della cultura italiana». Silvia ha scelto di licenziarsi da Philips e, come aveva fatto all’inizio ad Amsterdam, si è fermata, dedicandosi al trasferimento della famiglia e all’inserimento di sua figlia nel nuovo asilo, dandosi un attimo di «cuscinetto» per ambientarsi.

General manager per L’Oréal

«Resteremo in Italia? Non lo so. Anche perché quando parti ti resta sempre la voglia di fare le valigie». È una condanna dolce

Dopo qualche mese, ha cercato lavoro e lo ha trovato in L’Oréal, nel ruolo di general manager nella divisione dei prodotti professionali per due brand di punta. Il suo «essere italiana con carriera internazionale» le ha dato un «vantaggio competitivo». Ed entrambi, anche suo marito quindi, sono rientrati in una posizione che valorizzava il loro percorso all’estero. Sono contenti, hanno trovato Milano migliore di quando sono partiti, con opportunità lavorative «importanti». E il punto esatto di questa storia, il suo accento più vero, risiede proprio in questa felicità, in questo equilibrio trovato.

«Resteremo in Italia? Non lo so. Anche perché quando parti ti resta sempre la voglia di fare le valigie». È una condanna dolce, la curiosità inestinguibile per l’altrove, il desiderio di nuovo che anima lei e suo marito. «Io e mio marito vediamo opportunità del nuovo, ci piace, siamo curiosi». crescono la loro figlia con «proiezione del mondo», facendole scoprire attraverso i viaggi la bellezza e la ricchezza del diverso. «E quindi vedremo».

Un’attesa liquida, elegante, in cui Bergamo si è fatta, ancora una volta, preziosa custode di ricordi, di amicizie profonde e di una solida famiglia sempre al suo fianco, e il mondo intero, una possibilità sempre aperta.

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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