«La mia vita tra i profughi di Corinto: curo le ferite con l’arte»
Jessica Semperboni

«La mia vita tra i profughi di Corinto: curo le ferite con l’arte»

Alleviare le sofferenze dei profughi all’interno del campo di Corinto, attraverso l’arte. È con questo obiettivo che Jessica Semperboni, 28enne neolaureata in Teoria e pratica della terapeutica artistica all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a Milano, ha lasciato le montagne di Ardesio, paesino incastonato nelle Prealpi bergamasche, per raggiungere il campo profughi di Corinto. Lì, come volontaria, per diversi mesi, ha tenuto laboratori artistici rivolti agli ospiti del campo.

«La partenza era prevista per maggio 2020 – racconta la 28enne –, ma il Covid ha un po’ scombussolato i piani. Così quest’anno, ai primi di febbraio, insieme a Valentina, una compagna universitaria, sono partita alla volta della Grecia. Lì ad accogliermi c’era l’associazione italiana “La Luna di Vasilika Onlus”, da anni attiva in quell’area. Nel settembre 2019, a pochi passi dal campo di Corinto, l’organizzazione ha aperto un community center e una scuola per garantire una continuità didattica».

Davanti agli occhi della giovane è apparsa una situazione di desolazione, privazione e sofferenza; alleviata talvolta da piccoli gesti, come quelli dei molti volontari che si prodigano ogni giorno per rendere migliore la permanenza dei profughi.

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