Alluvione a Longuelo, beffa risarcimenti Rimborsi solo per un cittadino su otto
Una delle tante immagini dei danni causati dall’alluvione del 2016 a Longuelo

Alluvione a Longuelo, beffa risarcimenti
Rimborsi solo per un cittadino su otto

I danni causati dal maltempo nell’estate 2016: 250 residenti avevano fatto richiesta di accedere ai fondi stanziati, sono rimasti solo in 30. Troppa burocrazia, la maggior parte ha rinunciato.

Messi in ginocchio prima dal fango, poi dalla burocrazia. Dopo una lunga lotta a colpi di carte bollate e costose perizie, i cittadini di Longuelo colpiti dall’alluvione dell’estate 2016 hanno ottenuto i rimborsi annunciati. Non tutti ce l’hanno fatta, perché la procedura per ottenere il risarcimento avrebbe sfiancato chiunque. Erano partiti in 250, ne sono rimasti circa una trentina. «La maggior parte non è andata avanti – spiega Gigi Passera, portavoce del Comitato alluvionati di Longuelo –. La richiesta di documentazione era proibitiva, tra l’esibizione di vecchie fatture e scontrini per accertare il valore dei beni rovinati dall’acqua. Per non parlare delle perizie: alcuni cittadini hanno dovuto spendere migliaia di euro senza avere la certezza di essere rimborsati».

Dal 2016 sono passati quasi quattro anni. Troppi, come i ripensamenti dello Stato che ha costretto i cittadini ai salti mortali. Nei giorni successivi all’alluvione che ha allagato case, cantine e garage, ammontava a circa tre milioni di euro la stima danni nel solo quartiere di Longuelo. L’emergenza portò subito ad aprire il canale per i risarcimenti. I cittadini si mettono così a compilare montagne di fogli. Una prima volta nel 2016 e poi ancora nel 2017. L’anno successivo ecco una nuova richiesta di documentazione: altri quaranta moduli corredati da fatture, perizie, giustificativi. Il tutto da presentare in una sola settimana. L’ennesima beffa di una vicenda estenuante, a cui si aggiunge anche la riduzione dello stanziamento statale finito in un calderone di emergenze nazionali e quindi portato a soli 800 mila euro per l’intera provincia di Bergamo. Nemmeno vicino ai tre milioni iniziali. Da qui inizia a muoversi la politica, con l’intervento bipartisan di tutti i parlamentari bergamaschi per fare chiarezza sulla gestione delle risorse emergenziali.

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