Librerie aperte e cibo d’asporto Ecco la fase 2 del commercio
Dentro la libreria Arnoldi (Foto by Colleoni)

Librerie aperte e cibo d’asporto
Ecco la fase 2 del commercio

Oltre alla ristorazione, anche le librerie hanno adottato la formula «take away». «È dura ma almeno ci siamo e serve al morale»

Si lavora per la testa, non per la cassa. La fase due del commercio – vista con lo sguardo dei piccoli imprenditori – è la necessità di reinventarsi, è il desiderio di costruire frammenti di normalità in una routine rivoluzionata. Al di là dei clienti, l’importante è esserci, per trovare forza mentale più che ossigeno economico.

In tarda mattinata, via XX Settembre è un pullulare di persone, spesso di famiglie. In pochi comprano, in tanti passeggiano. La maggior parte delle saracinesche, quelle dei negozi di abbigliamento, sono ancora abbassate, ma la via dello shopping ha ritrovato alcuni riferimenti preziosi: le librerie, aperte con una formula tutta particolare, quella dell’«asporto»: i libri non si possono sfogliare; vanno chiesti al libraio e, una volta, pagato si esce subito. È la cultura che si «mangia», almeno nella forma (l’acquisto stile-pizza) e nella metafora, per tornare cioè a cibarsi di parole.

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