Nato tra i monti orobici
è diventato «chef dei tonni»

Da Villa d’Ogna a Carloforte, la storia di Eugenio Simonetti.

Conosce tutti i segreti dei tonnaroti, sa come cucinare il tonno appena pescato conservandone aroma e sapore, ma è nato tra i monti, in Valseriana. «Però ogni tanto nel mio ristorante ai miei clienti cucino anche polenta taragna e casoncelli», spiega Eugenio Battista Simonetti, 53 anni, bergamasco doc di Villa d’Ogna trapiantato nell’isola di San Pietro a Carloforte, la «patria» del tonno, sede dell’unica tonnara autorizzata in Italia insieme a quella di Favignana.

Barba rossa da longobardo, accento orobico che più orobico non si può, Eugenio guarda il mare di velluto della Sardegna, al sole invernale, e si confessa: «Quando mia moglie, che è sarda di Carloforte, ogni tanto mi dice “ Eugenio, dai partiamo, andiamo a fare un giro da qualche parte”, io sbarro gli occhi e le chiedo “Ma ti guardi in giro? Abbiamo tutto qui, dovevo vogliamo andare?”. Ebbene sì, qui ho trovato l’amore e la mia realizzazione lavorativa, come cuoco e come imprenditore, di bergamasco ho solo l’accento». In realtà, di bergamasco Eugenio, per dirla con la moglie Maria Antonietta, 48 anni, ha la testardaggine, la forza di volontà e una incredibile capacità lavorativa. Ed è stata la sua «bergamaschità» a conquistare la gente di Carloforte, gli amici che, una volta che l’hanno visto all’opera, praticamente gli hanno impedito di lasciare l’isola.

«Io la ristorazione ce l’ho nel sangue: ultimo di cinque figli, lavoravo nel ristorante di famiglia a Clusone, che ora non è più nostro. Ho studiato come alberghiero, poi ho cominciato a lavorare nel tessile. E così sono approdato in Sudamerica, dove poi ho aperto una serie di ristoranti. Ero già sposato (e ben presto separato) all’epoca, e anche papà di una bambina. Poi, in Brasile, sono diventato amicissimo di un sardo. Ed è stato durante una vacanza in Sardegna, organizzata da lui per me prima che tornassi un po’ in famiglia in Italia, che sono capitato a Carloforte». Doveva essere una vacanza di pochi giorni, invece è stato l’evento «magico» che ha legato Eugenio per sempre alla piccola isola a ovest della Sardegna.

«Eravamo in una pizzeria, e quella sera il titolare della pizzeria confida al mio amico: “Non so come fare, il mio pizzaiolo se n’è andato all’improvviso” – ricorda Eugenio – Il mio amico ha indicato me e gli ha detto “Nessun problema c’è lui che può aiutarti”. E in pochi minuti mi sono ritrovato a impastare e infornare pizze. Alla fine della serata il titolare mi ha detto: ma io non ho mai visto nessuno lavorare così, resta con me, a qualunque costo». Eugenio gli replica che a casa aveva una figlia che lo aspettava , l’altro ribatte che non è disposto a rinunciare a uno come lui. E così Eugenio finisce per restare, convincendo la ex moglie e la figlioletta a spostarsi loro, per una vacanza, in Sardegna. Da allora, Eugenio è rimasto sull’isola. Ha lavorato in diversi locali, ha conosciuto Maria Antonietta, è scoccato l’amore, dall’amore è nata Alice, che oggi ha 11 anni, e una sera, passeggiando vicino alla Marina di Carloforte, Eugenio guarda la moglie, le indica un locale e le dice: «Ecco: questo sarà il nostro ristorante».

«Ed è stato così – ricorda sorridendo – . Un’avventura complicata e faticosa, ma ci è riuscito. Ci siamo riusciti». Eugenio ci è riuscito talmente bene che quest’anno all’«Artigiano in Fiera», a Milano, è stato protagonista di uno show cooking in cui ha mostrato come si taglia il tonno, («Beh, ho rubato anche un po’ i trucchi del mestiere a mio suocero, che per una vita ha fatto il tonnaroto nelle mattanze di maggio a Carloforte»), e nello stand della Sardegna, lui, bergamasco, è stato chiamato a organizzare la ristorazione. Piatto principe, ovviamente, il tonno di Carloforte. Ah, come l’ha chiamato Eugenio il suo ristorante sull’isola di San Pietro? «035, il prefisso telefonico di Bergamo – spiega la moglie – . Davanti alle mie perplessità, mi ha risposto: un piccolo tributo alle mie origini ci vuole».

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