Prof no vax, dieci sospesi: solo uno ogni mille in Bergamasca

Questo il dato dall’introduzione dell’obbligo lo scorso 1° settembre. È lo 0,01 del personale. Graziani: «Vaccino unico strumento contro il virus».

Il valore assoluto è ridotto, quello percentuale ancor più minuscolo. Ma è comunque la ricognizione di una minoranza, certo piccolissima, che ha scelto l’opposizione più dura rispetto alle norme volte a garantire la sicurezza contro il virus. In Bergamasca, sono circa una decina i lavoratori della scuola sospesi perché rifiutano di rispettare la normativa sul Green pass: non sono vaccinati e non vogliono sottoporsi al tampone che consentirebbe di ottenere la certificazione verde «temporanea», e di conseguenza sono stati appunto sospesi dal servizio.

In proporzione, rispetto ai quasi 18mila lavoratori del settore, si tratta di una quota risicatissima: meno dello 0,01% della platea, cioè meno di uno su mille . «Su tutta la provincia – conferma Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo – saranno una decina le sospensioni di chi rifiuta di vaccinarsi o sottoporsi a tampone per poter entrare nelle scuole. Per come la vedo io, visto quello che ha visto questa terra non dovrebbero esserci nemmeno questi dieci. Anche se, oggettivamente, dieci persone è un numero molto piccolo (sono 17.618 i posti del personale tra docenti e Ata, a Bergamo, ndr)». La dirigente sottolinea con forza l’importanza della vaccinazione: «Dobbiamo ricordarci che il vaccino è l’unico strumento che abbiamo contro il virus, dobbiamo proteggere la salute nostra e delle persone che ci sono vicine – ribadisce Patrizia Graziani –. E questo ci permette anche di mantenere la scuola in presenza. Quelle dieci persone che hanno rifiutato sono poche, ma allo stesso tempo sono fin troppe».

Il mondo della scuola, insieme a quello dell’università, ha fatto da pioniere nell’introduzione dell’obbligo di Green pass per i lavoratori: è scattato già dal 1° settembre, un mese e mezzo prima di quel 15 ottobre che ha esteso all’intero mondo dell’economia l’utilizzo della certificazione verde sui luoghi di lavoro . Una strategia, il «lancio» anticipato a partire proprio dalle scuole, importante per garantire il ritorno tra i banchi con più certezze dopo l’anno e mezzo precedente trascorso tra Dad ferrea (lo scorcio finale dell’anno scolastico 2019/2020, dallo scoppio della pandemia) e poi tra un’altalena di modalità (l’anno scolastico 2020/2021). Gli insegnanti lombardi hanno avuto accesso alla vaccinazione prioritaria già in primavera, circa l’80% aveva aderito entro aprile. Nel cuore dell’estate, dopo l’annuncio dell’imminente partenza dell’obbligo di Green pass per insegnanti e personale non docente, era scattata una nuova corsa: il 27 agosto scorso la Regione stimava che in Bergamasca l’89% degli operatori scolastici (tra scuole dell’obbligo pubbliche e parificate) fosse già stato immunizzato . Qualcun altro s’è aggiunto strada facendo, una quota residuale ha ripiegato invece sulla strada del tampone ricorrente per ottenere il «lasciapassare» temporaneo. E poi, appunto, c’è quella decina di lavoratori oggi sospesi perché hanno rifiutato entrambe le soluzioni.

Le misure di sicurezza rinnovate nel mondo-scuola e, più in generale, la vaccinazione stanno contribuendo a far vivere un anno scolastico che finora non ha subìto restrizioni, mentre un anno fa di questi tempi era in vigore la Dad al 100% dalla seconda media in su. E i numeri, fin qui, tracciano appunto un quadro decisamente più confortante. Tra il 13 settembre e il 7 novembre 2021, nelle prime otto settimane di questo anno scolastico, nelle scuole bergamasche sono emersi 153 positivi: nelle prime otto settimane dell’anno scolastico 2020/2021, invece, i contagi erano già stati 876, quasi sei volte tanti. Nelle prime otto settimane di questo anno scolastico le classi in quarantena sono state 169; un anno fa, settimana dopo settimana, si era già arrivati a 229, oltre una volta e mezza . Scavando più in profondità nei dati, l’effetto del vaccino si legge anche attraverso questa sfaccettatura: fino ai 12 anni l’immunizzazione non è permessa, ed è appunto in quella fascia scolastica che i contagi viaggiano più spediti, mentre frenano decisamente laddove si ha accesso all’iniezione. Nel dettaglio, infatti, quest’anno sono finite in quarantena 62 classi delle elementari (lì gli alunni non si possono vaccinare) contro le 30 delle superiori (tra i 12-15 anni ha aderito alla vaccinazione circa il 70%, tra i 16 e i 19 anni si sale addirittura all’86%); a queste si aggiungono poi 42 classi delle medie (ci si può vaccinare dalla seconda media, in sostanza) e 36 sezioni delle scuole dell’infanzia o di asili nido.

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