Un secondo focolaio a Treviglio
Positivi altri quattro operatori

Sei positivi, tra medici, infermieri e operatori sanitari nella Cardiologia dell’Asst Bergamo Est ma anche altri 4, tra infermieri e medici del pronto soccorso dello stesso ospedale, risultati positivi al tampone.

Non un focolaio, quindi, ma due. «Abbiamo agito con estrema rapidità e la situazione è sotto controllo. E a breve utilizzeremo i tamponi rapidi per tenere monitorato tutto il personale sanitario. I medici e gli operatori risultati positivi al Covid nell’ultimo contact tracing di questi giorni sono tutti asintomatici, e stanno bene. Nel reparto di Cardiologia sono stati testati tutti i pazienti: oltre una ventina, ne sono risultati positivi 4, e hanno una situazione clinica soddisfacente», rimarca il direttore generale dell’Asst Peter Assembergs.

«Serve più attenzione»

Ieri sera, il dg ha chiarito anche le conclusioni a cui è approdata la commissione interna attivata dopo l’individuazione del focolaio in Cardiologia: «Tutto è cominciato dalla scoperta di un paziente che si è positivizzato: è stato ricoverato, per motivi ben diversi dal Covid, il 15 ottobre, e dal tampone d’ingresso è risultato negativo. Solo dopo alcuni giorni è comparsa la tosse e poi la temperatura è salita. A quel punto si è deciso di fare un secondo tampone: ed è risultato positivo. Immediatamente sono stati testati tutti i pazienti che erano nell’area dove il paziente è transitato, e tutti gli operatori che sono stati a contatto con lui. È evidente che oltre al fatto che può succedere che un paziente entri negativo ma poi risulti positivo a un esame successivo, anche dopo pochi giorni, nello sviluppo di questi episodi può esserci anche una componente legata alla socialità interna ed esterna all’ospedale».

In sostanza, si dice che non si potrebbe escludere che tra le cause della diffusione non ci siano stati anche contatti tra operatori: pare, per esempio, che gli operatori sanitari facciano la pausa per il pranzo all’interno dei locali dell’ospedale. Evidentemente senza mascherina. «L’Azienda ha rimarcato, di recente, con una mia lettera a tutto il personale – rimarca Assembergs – che va prestata estrema attenzione, proprio per il periodo che stiamo vivendo, all’osservanza costante e corretta di tutte le norme preventive all’interno della struttura. E si è raccomandato di mantenere la stessa attenzione anche fuori».

«Non siamo i responsabili»

Tra gli operatori risultati positivi al Covid un po’ di amarezza serpeggia. E anche malcontento. «Le mascherine ci sono, non scarseggiano e vengono sempre usate, e ci sono i camici monouso. Ma è anche vero che alcuni pazienti poi positivi hanno stazionato e sono transitati in reparti che dovrebbero essere “puliti” ma che in pratica non risultano così – commenta un operatore sanitario, ora in quarantena, che chiede l’anonimato “perché non voglio finire nei guai” – . Non è bello però, che si dica che il virus può essere entrato anche perché gli operatori non sono stati attenti, dentro o fuori l’ospedale. Così ci si fa sentire responsabili di una situazione che non può essere imputata a noi. A noi che facciamo una vita casa-lavoro, da tanti mesi ormai». Il rappresentante sindacale Cisl Loris Belotti rimarca che «nella situazione attuale dei contagi anche in altri ospedali lombardi si stanno registrando positività tra gli operatori» e che «la direzione di Treviglio sta correttamente applicando tutti i protocolli, è stato anche il primo ospedale a utilizzare termoscanner ai tornelli degli ingressi e alle timbratrici e il personale di Romano e Treviglio viene sottoposto a controlli costanti ogni 15 giorni». Però Roberto Rossi, Cgil Bergamo, evidenzia che proprio in questi giorni è stata inviata in Regione una richiesta unitaria sindacale «perché si modifichino le ultime direttive proprio in tema di contatti di personale con casi Covid».

Il «caso»quarantena

«La situazione è delicata ovunque, in Lombardia. E ci sono ospedali nella zona di Varese e di Milano dove i contagi del personale si stanno moltiplicando. La Regione ha inviato una direttiva in cui si invita il personale a mantenere la mascherina sempre, anche durante le fasi operative extra-assistenziale, si chiede di mantenere alta la guardia nei momenti di lavoro extra-assistenziali, ma soprattutto si rimarca, e cito testuale che “gli operatori individuati quali contatti asintomatici di caso, non sospendono l’attività e vengono sottoposti a un rigoroso monitoraggio”, ma si aggiunge anche che “durante la sorveglianza attiva sono tenuti a rispettare la quarantena nelle restanti parti della giornata lavorativa”. Significa che si deve lavorare anche se si teme di essere stati contagiati?Abbiamo chiesto alla Regione modifiche e di esplicitare l’obbligatorietà della tamponatura alla scadenze indicate e di invitare le Aziende a individuare di alloggi temporanei per il personale in sorveglianza che non può rientrare nel suo domicilio per evitare il propagarsi della pandemia. Infine, vorrei rimarcare che nei pronto soccorso di Romano e Treviglio non ci sono triage esterni per un primo filtraggio dei casi sospetti Covid».

Tendone a Romano

Su questo punto il dg Assembergs, nel ribadire che ormai l’ospedale ha già messo a disposizione oltre 200 posti letto Covid per fronteggiare soprattutto la pressione crescente dall’area del Milanese - «posti che arriveranno a 300» - specifica che «a breve nel nuovo pronto soccorso di Treviglio, si realizzeranno percorsi separati, su Romano adotteremo il tendone esterno».

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