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Giovedì 22 Gennaio 2026
Da un negozio a un colosso delle carni. E ora Ambrosini porta i ravioli negli Usa
LA CRESCITA. Il gruppo di Brusaporto ha un fatturato di 140 milioni e conta 530 dipendenti. I suoi prodotti nei supermercati con il private label. La produzione di pane a Ponte e Strozza.
Tutto è iniziato con una macelleria, uno dei tanti negozi di paese, gestito da Carlo e Lucia Ambrosini a Cassinone. Ciò che ha trasformato quella bottega in un gruppo da 140 milioni di fatturato e 530 dipendenti è da ricercare nella caparbietà e nell’intuito dei figli Diego e Paolo, che, insieme alla sorella Serena, hanno costruito passo dopo passo Ambrosini Holding di Brusaporto. Una realtà che si compone di quattro società, a cui corrispondono altrettante attività. Tre delle quali reduci, tra l’altro, dalla partecipazione a Marca, la fiera di Bologna dedicata alla marca del distributore (private label), punto di riferimento per l’incontro tra retailer della Gdo e industria, con focus su innovazione, qualità e sostenibilità.
La produzioni di carni per i supermercati
A spiegare il «balzo» è l’amministratore delegato Paolo Ambrosini (Diego è presidente e Serena socio consigliere): «Intorno alla metà degli anni Ottanta, io e mio fratello abbiamo iniziato aprendo piccoli supermercati, a cui abbiamo affiancato l’attività industriale, che doveva essere di supporto ai market». Infine, il cambio di rotta: «Nei primi anni Duemila ci siamo concentrati sempre di più sul versante industriale, finché tra il 2010 e il 2012 abbiamo ceduto tutti i supermercati (una ventina, ndr)». L’azienda principale, che raccoglie il testimone dalla macelleria che gestivano i genitori (e ancora prima i nonni), è Ambrosini Carni, che lavora e confeziona carne, poi distribuita in vaschetta - per il 70% a marchio Ambrosini Carni - alla Grande distribuzione organizzata (Gdo) e ai discount in tutta Italia. E parliamo di 18 milioni di vaschette nel 2025, in aumento rispetto ai 15 milioni del 2024.
Il pane fresco a Ponte San Pietro
Con due stabilimenti in due comuni diversi, c’è poi il Panificio Panì - pane fresco e prodotti da forno come il pane a lunga conservazione - presente a Ponte San Pietro e a Strozza. È in quest’ultima località che viene prodotto il pane biologico destinato alle mense di scuole, ospedali e Rsa del Milanese. Anche in questo caso i numeri sono significativi: entrambi i siti producono indicativamente tra i 260 e i 300 quintali di pane al giorno.
Il pastificio negli Stati Uniti
Una delle scommesse del gruppo è il Pastificio Davena, specializzato nella produzione di pasta fresca ripiena, che approda sugli scaffali dei supermercati principalmente in private label (circa il 90%). Ravioli e tortellini sono una delle bandiere alimentari del made in Italy e l’anno scorso si è concretizzato lo sbarco dei prodotti del Pastificio negli Stati Uniti, sempre destinati ai supermercati, sempre in private label. Il raviolificio esporta già in Europa, in particolare in Spagna e Portogallo, Austria, Francia, Belgio e Repubblica Ceca. L’investimento su questa realtà è passato anche dall’ampliamento degli spazi dello stabilimento di Brusaporto: nel 2025 la capacità produttiva è stata triplicata, senza peraltro mai fermare la produzione durante i lavori.
«Per noi che viviamo ogni giorno il mondo della produzione industriale, è un orgoglio assistere alla trasformazione delle materie prime e alla nascita di prodotti che consideriamo un po’ le nostre “creature” - sottolinea Paolo Ambrosini -. È così che ritroviamo il senso del nostro lavoro e la passione che ci guida da sempre». Dulcis in fundo, la quarta società della «galassia» Ambrosini è Ambrosini Freschi, un cash & carry che serve il canale Horeca. C’è anche una nota «green» che riguarda il gruppo: le diverse società, grazie ai pannelli fotovoltaici installati, beneficiano di un’autonomia di produzione che copre il 100% del fabbisogno energetico.
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