Guerra in Iran, a Bergamo l’inflazione sale al 2,4%. I rincari maggiori per l’energia

EFFETTO GUERRA. I dati Istat relativi al mese di aprile: un salto così brusco non si vedeva dall’inizio del conflitto in Ucraina. Le spese per abitazione ed energia aumentano del 5,1%. Extra-costi pari a 725 euro annui per le famiglie.

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Letti così, i numeri potrebbero apparire una fredda contabilità distante dalla vita quotidiana. Per comprendere l’ultima accelerazione dell’inflazione, il metodo migliore è incrociare le cifre con il calendario: un salto così brusco dei prezzi non si vedeva dalla prima fase della guerra in Ucraina.

In provincia inflazione salita al 2,4%

Nei giorni scorsi l’Istat ha tirato le somme su quanto accaduto nel mese di aprile, fornendo anche i dati a livello provinciale: si è osservato in maniera plastica quell’effetto-Iran che il monitoraggio su marzo non aveva ancora pienamente mostrato. In Bergamasca l’inflazione su base annua è infatti salita al 2,4%, contro l’1,6% che si registrava a marzo: per trovare valori più elevati bisogna tornare all’estate del 2023, poco più di un anno dopo l’invasione russa.

Un trend analogo, ovviamente, vale anche per l’inflazione su base mensile: in questo caso, la fiammata di aprile è stata pari al +1,1%, l’incremento mensile più alto da novembre 2022.

Bergamo è lievemente al di sotto della media nazionale, fissata al +2,7% su scala annua e al +1,1% su scala mensile

Spese per casa ed energia, rialzo del 5,1%

Bergamo è lievemente al di sotto della media nazionale, fissata al +2,7% su scala annua e al +1,1% su scala mensile. La corsa dei prezzi, spiega l’Istat, è «sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi dei beni energetici e degli alimentari non lavorati».

Il barometro dell’istituto di statistica consente di cogliere le fluttuazioni nelle singole voci del paniere. Rispetto ad aprile 2025, in provincia di Bergamo i rincari maggiori interessano le spese per abitazione ed energia (+5,1%), i servizi finanziari e assicurativi (+4,1%), i trasporti (+3,6%) e i ristoranti e i servizi d’alloggio (+3,4%). Solo una voce ha il «segno meno»: i «prodotti dell’informazione e della comunicazione» (macrocategoria che include smartphone, computer, servizi di telefonia, abbonamenti pay tv e streaming), in calo del 2,3%.

Extra-costi per 725 euro a famiglia

Secondo la consueta classifica stilata dall’Unione nazionale consumatori sulla base dei numeri dell’Istat, Bergamo è la 34ª provincia per impatto dei rincari: la variazione dei prezzi su base annua si traduce mediamente in extra-costi pari a 725 euro a famiglia. La situazione peggiore è tra Bolzano (+1.128 euro), Rimini (+991 euro) e Udine (+955 euro), mentre quelle che limitano meglio i danni sono Brindisi (+434 euro), Cuneo (+478 euro) e Potenza (+485 euro).

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