Le pensioni frenano, preoccupa il futuro tra inflazione e rischio blocco del gas

Il rapporto. Dallo stop alla Fornero alle minime a 1.000 euro per tutti, fino alle nuove «quote». Sul tema caldo delle pensioni le promesse dei partiti animano la campagna d’agosto. Ma ci sono alcuni aspetti che rischiano di complicare i programmi.

Il governo che verrà dovrà infatti fare prima di tutto i conti con alcune variabili che sono destinate a far gonfiare la spesa per pensioni nei prossimi anni: dall’effetto dell’inflazione, fino all’incertezza legata allo scenario avverso di una possibile situazione di carenza di gas.

A fare il punto sulla spesa pensionistica è l’ultimo rapporto della Ragioneria dello Stato sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, un documento che entra nel dettaglio in modo analitico rispetto alle indicazioni generali del Def. La situazione attuale vede una spesa pensionistica che, dopo essere aumentata negli ultimi anni fino al picco del 2020 (17% del Pil), torna quest’anno a ripiegare su un livello del 15,7%, comunque oltre 0,5 punti di Pil superiore al 2018 (dal 2015 è iniziata una tendenza di riduzione, che scontando anche l’aumento dei requisiti di pensionamento, è arrivata a raggiungere un minimo relativo del 15,2% nel biennio 2017-18).

Ad incidere sull’aumento della spesa, oltre alla forte contrazione dei livelli di Pil per l’emergenza sanitaria, anche gli effetti della riforma delle pensioni con quota 100 e, in misura molto inferiore quota 102, si spiega nel rapporto in cui si prevede che nel 2023 la spesa cresca «significativamente” portandosi al 16,2% del Pil, compici gli effetti della “significativa maggiore indicizzazione» delle prestazioni a causa della fiammata oltre le previsioni dell’inflazione.

Il caro-prezzi

E proprio il caro-prezzi rischia di cambiare le previsioni per i prossimi anni, facendo muovere verso l’alto la curva relativa alla spesa pensionistica. Nello scenario che tiene conto dello shock inflazionistico (la previsione Def 2022, che ipotizza per il 2022-23 che il deflatore dei consumi aumenti del 5,8% e del 2,0%), si evidenzia che «il deterioramento del quadro macroeconomico e l’impatto dello shock sui prezzi delle materie prime produce effetti non trascurabili sulla spesa per pensioni in rapporto al Pil». E così, a seguito del meccanismo di indicizzazione ai prezzi dei trattamenti pensionistici, la spesa per pensioni nel biennio 2023-2024 è in aumento di oltre 0,7 punti percentuali di Pil rispetto alla precedente previsione. A conti fatti, in soldoni, si tratta di circa 13 miliardi di maggiore spesa. Gli effetti dello shock verrebbero poi «solo lentamente riassorbiti nell’arco di un ventennio», con un incremento degli oneri in media di 0,4 punti di Pil nel periodo 2022-2045. Tradotto in euro sono oltre 7,6 miliardi in più l’anno.

La fornitura gas

Ma con le incertezze legate al perdurare del conflitto in Ucraina, c’è anche un altro scenario di rischio, quello legato alle forniture di gas. Nello scenario avverso denominato «Carenza di gas», prospettando un blocco generalizzato delle importazioni dalla Russia da aprile 2022 fino a tutto il 2023, «la spesa per pensioni in rapporto al Pil aumenta velocemente, a causa dell’indicizzazione dei trattamenti all’inflazione, di 0,7 punti percentuali nel 2023 e di 1 punto percentuale di Pil nel 2024, attestandosi al 17,1% del Pil». Nello scenario che ipotizza uno shock addirittura più severo e prolungato, poi, la spesa per pensioni crescerebbe «ancor più marcatamente» nel prossimo biennio: «l’indicizzazione dei trattamenti pensionistici all’inflazione e il crollo del Pil reale - si spiega - produce un incremento di spesa, di 1 punto percentuale di Pil nel 2023 e di 1,1 punti nel 2024». In entrambi gli anni, la spesa si attesta su un livello massimo pari al 17,2% del Pil. E negli anni successivi resterebbe più elevata rispetto ai livelli previsti dello scenario normale almeno fino al 2032

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