Ambiente, tutela
costituzionale

Un pianeta di dimensioni finite non può sostenere una crescita infinita. Il Club di Roma, l’associazione scientifica fondata dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei, già nel 1972, nel celebre rapporto «I limiti alla crescita», aveva indicato la strada. La modifica agli articoli 9 e 41 della Costituzione per inserire la tutela dell’ambiente, approvata definitivamente dal Parlamento a larga maggioranza, è una buona notizia. Adesso servono azioni coerenti con i principi. L’articolo 9 della Carta, sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, è stato integrato con «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Un’attenzione essenziale e anch’essa inedita nella Costituzione. E continua: «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

La salvaguardia della fauna distinta da quella dell’ambiente e affidata al legislatore è interpretata come l’esito di un compromesso con la parte politica portavoce del mondo venatorio. La modifica dell’articolo 41 sulla libertà dell’iniziativa economica privata aggiunge, ai limiti già presenti per garantire la sicurezza, la libertà, la dignità umana, la necessità di non recare danno alla salute e all’ambiente. E, ancora, unisce i fini ambientali a quelli sociali per indirizzare e coordinare l’attività economica pubblica e privata. Chi, come il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, usa l’aggettivo «epocale» per definire la novità della giornata di martedì non sbaglia: i principi della Costituzione non erano mai stati modificati. Ha ragione, però, un altro ministro, Enrico Giovannini, quando osserva che non basta: servono azioni collettive e individuali, leggi e regole coerenti con quei principi.

L’Italia colma una lacuna lasciata dai padri costituenti nella stesura definitiva dell’articolo 9, che aveva cancellato il riferimento alla natura, e raggiunge quei Paesi europei che già da decenni hanno inserito la tutela dell’ambiente nella propria Carta, mantenendola così, come si usa definire, «la più bella del mondo». Il Parlamento non arriva per caso a questo passo in questo momento storico. La pandemia ha ricordato la nostra fragilità e il nostro legame con l’ambiente: «Non possiamo pretendere di rimanere sani in un mondo malato», avverte Papa Francesco. Lo stesso Santo Padre, con le encicliche «Laudato si’» e «Fratelli tutti» e il concetto di ecologia integrale, ha ammonito il mondo alla salvaguardia del creato, pensando, in particolare, ai popoli più poveri e alle future generazioni. I giovani si sono resi protagonisti, negli ultimi anni, di una mobilitazione mai vista per ricordare ai potenti del mondo come la crisi climatica e ambientale sia la prima emergenza. L’Unione Europea ha raccolto la sfida con il Green Deal e il fondo per la ripresa e la resilienza dopo il Covid, orientati a uno sviluppo economico in assenza di danno ambientale significativo.

Gli obiettivi della Commissione europea sono molto ambiziosi: la riduzione del 55 per cento delle emissioni di CO2, che alterano il clima, entro il 2030, l’azzeramento nel 2050. «One Health», la salute dell’uomo e dell’ambiente sono una sola, è il cardine delle nuove politiche continentali. La Conferenza sul clima più recente, la Cop26 del novembre scorso a Glasgow, ha ricevuto finalmente, dopo trent’anni di vertici, l’attenzione straordinaria che merita da parte dei mezzi di comunicazione. Gli eventi meteorologici estremi connessi con il riscaldamento globale, provocato «inequivocabilmente» dalle emissioni umane di gas serra, ci ammoniscono ogni giorno. Gli ultimi otto anni sono stati i più caldi mai registrati. A Bergamo siamo già a quasi 1,5 gradi in più: questo inverno è caratterizzato da temperature primaverili e da una gravissima siccità. La transizione ecologica è un’opera immane. Sbaglia, però, chi mette ancora in contrapposizione lo sviluppo e la tutela dell’ambiente: non è possibile nessuna prospettiva di un ciclo espansivo se non nel senso dell’economia circolare. Non esiste economia, del resto, senza biosfera: il capitale naturale permette quello economico e non viceversa.

Molte aziende bergamasche l’hanno capito e hanno intrapreso la via dello sviluppo sostenibile da tempo, con impegno e investimenti enormi, sapendo che il rispetto dei vincoli ambientali è destinato a rivelarsi non un onere ma un risparmio. Il caro-energia, che inquieta giustamente imprese e famiglie, trova nelle fonti rinnovabili, sempre più competitive, e nell’efficienza le vie maestre per ridurre i costi. Dobbiamo correre più rapidamente verso l’installazione di pannelli solari e pale eoliche anche per il maggior prezzo attuale delle fonti fossili. La buona notizia dell’ambiente tutelato dalla Costituzione deve diventare uno sprone per accelerare la transizione ecologica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA