Campagna elettorale
e questioni di metodo

«Un governo bellissimo, ministri bravissimi!». Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri dedicato al caro bollette, Mario Draghi prova a stemperare un po’ la tensione che si sta accumulando sul governo prima che diventi eccessiva. La sua strigliata di giovedì sera ai partiti è sulle prime pagine di tutti i giornali, insieme alla sua frase «se volete perdere tempo trovatevene un altro», come la sua plateale salita al Quirinale appena rientrato a Roma, direttamente dall’aeroporto a lamentarsi da Mattarella, la sua unica certezza. Le quattro bocciature che i parlamentari hanno inflitto al governo in Commissione sul decreto Milleproroghe sono state la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ma Draghi sa benissimo che di quelle gocce, ce ne potrebbero essere tante da qui alle elezioni, e già intravede un percorso ad ostacoli destinato ad indebolirlo, reso impotente dai veti reciproci e soprattutto dal vecchio trucchetto del partito che in Consiglio dei ministri vota un provvedimento poi alla stampa dichiara che vuole modificarlo e infine organizza la guerriglia in Parlamento.

Campagna elettorale e questioni di metodo
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi

Un atteggiamento che è platealmente di Matteo Salvini ma dal quale non sono estranei i Cinque Stelle e anche diversi parlamentari del Pd che Letta stenta a controllare.

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