Come sarà l’Italia?
Un mistero da svelare

Cominciamo a lasciarci alle spalle termini discussi come «guerra» e prendiamo confidenza con la dimensione civile, quella della «ricostruzione», in parallelo con la rinascita post 1945. Le analogie valgono per i propri limiti retorici: un esempio da imitare o un errore da correggere. Quell’Italia e quegli italiani, esemplari e irripetibili, non ci sono più e stiamo parlando di un altro mondo: dobbiamo ripartire da ciò che siamo oggi, un Paese difficile da capire e complicato, dalle deboli istituzioni, con deficit vecchi e problemi nuovi. Procedere con gradualità, metodo che appare smentito dall’urgenza: ripristinare una situazione violentata dal coronavirus, e già precaria in partenza, o gettare il cuore oltre l’ostacolo per una rinascita vera e propria?

Come sarà l’Italia?     Un mistero da svelare

La stagione della fiducia e dello scatto creativo di allora, per quanto obbligata perché peggio non poteva andare, si contrappone all’attuale età del disincanto e dello smarrimento. Il dopoguerra di un’Italia ancora contadina, distrutta e alla fame, ha allevato il Paese del miracolo economico, dell’Oscar della lira e di un benessere relativamente diffuso. Sotto l’ombrello dell’America s’era creato un orizzonte di crescita che ha trascinato il mondo occidentale, facendo dell’Italia una potenza industriale e una consolidata democrazia occidentale.

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