Competenza e crescita, le sfide per l’Italia

ITALIA. La guerra di Trump fa crollare l’immagine di Giorgia Meloni. L’Italia ha fragilità che solo un periodo di relativa pace può nascondere. Quando i mercati non hanno scosse eccessive, la stabilità di un governo aiuta e anche i conti in ordine con il ritorno all’avanzo primario.

Ed è il merito del governo Meloni che le agenzie di rating hanno premiato. La luna di miele di questo esecutivo con i mercati poteva allungarsi fino alle prossime elezioni del 2027 se il presidente americano non avesse anteposto la connivenza con il sodale israeliano Benjamin Netanyahu alla vicinanza ideologica dell’amica Giorgia. Con l’intervento sconsiderato in Iran ha prodotto una crisi energetica mondiale il cui conto viene pagato soprattutto dall’Europa e dall’Italia. Così alla Camera la presidente del Consiglio ha dovuto piegarsi a quella che è diventata per i governi populisti una sorta di abitudine. Dire peste e corna dell’Europa e poi chiedere aiuto. «Se ci sarà una nuova recrudescenza del conflitto in Iran dovremo porci seriamente il tema di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita».

«Se ci sarà una nuova recrudescenza del conflitto in Iran dovremo porci seriamente il tema di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita».

Il capo del governo italiano mette il dito nella piaga su una questione che il ministro dell’Economia definisce «estremamente rilevante», ovvero lo sforamento dello 0,1% del deficit. Se i dati Eurostat non confermeranno il 3% previsto dagli accordi, l’Italia dovrà subire una procedura per disavanzo eccessivo. Il che vuol dire per Giorgetti un nuovo rompicapo. Dove infatti trovare le risorse necessarie al rilancio dell’economia se il bilancio piange e i margini di manovra sono ristretti? E questo spiega perché si chieda non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato. Ovvero far ricadere le eterne difficoltà italiane nella gestione dei conti all’interno di un’emergenza comune europea, così come era stato con la pandemia di Covid. Lo stato di calamità continentale nel quale annacquare le debolezze strutturali del Paese. Che hanno un solo nome: mancata crescita. Nel rapporto Ocse sui fondamenti della crescita e della competitività presentato ieri a Parigi, per l’Italia si annunciano nei prossimi anni tensioni per i conti pubblici. A fronte di una crisi energetica che farà sentire i suoi effetti sui prezzi nel tempo, si aggiungono spese inderogabili per la difesa, per il cambiamento climatico e in ragione dell’invecchiamento della popolazione per le pensioni.

La questione economica

I fondi pubblici si ricavano da un’economia produttiva in grado di competere e quindi creare plusvalore. Finiti gli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si pone il problema di aumentare la produttività. È una condizione indispensabile per creare lavoro e offrire opportunità ai giovani ma soprattutto alle donne. Solo ampliando la partecipazione alla forza lavoro si può contrastare il calo produttivo generato dall’invecchiamento della popolazione. La libera concorrenza genera competizione e quindi competitività e questo governo non ha brillato. Si è mandato il messaggio che vi sono zone protette dove vale di più la protezione degli interessi acquisiti rispetto al merito e alla competenza. Ed è un po’ il lascito del governo Meloni che ha preferito la vicinanza politica, ideologica, parentale, familiare ed ha subito sconfitte sul piano dell’immagine. Come stanno a dimostrare le recenti dimissioni di un ministro, di un sottosegretario e della capo di Gabinetto del ministro della Giustizia. Per non parlare dell’inadeguatezza di alcuni ministri ancora in carica. Ecco, la competenza è la vera sfida del Paese e della sua classe dirigente. Acquisirne la consapevolezza vuol dire anche trovare la forza per tenere la schiena dritta davanti alle prepotenze dell’alleato. E per chi a Roma non volesse capire, gli basterebbe gettare lo sguardo Oltretevere. I valori della dignità umana non hanno nazionalità.

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