I  troppi fronti aperti e l’ombra del voto
Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (Foto by ansa)

I troppi fronti aperti
e l’ombra del voto

Ormai non si contano più i fronti aperti nella maggioranza tra Lega e Cinque Stelle. La riforma della Giustizia del grillino Bonafede è solo l’ultimo episodio: dopo il Consiglio dei ministri-fiume che non ha sciolto i nodi della contrapposizione (separazione delle carriere, prescrizione, intercettazioni, ecc.) si può affermare con ragionevole certezza che il testo varato l’altra notte da Palazzo Chigi «salvo intese» – ossia con interi articoli e commi in bianco – difficilmente vedrà la luce. Se ne riparlerà se e quando i due partiti avranno deciso se le loro divergenze sono sanabili oppure no.

La Lega del resto è stata chiara: se questo testo di Bonafede arriva in aula noi non lo votiamo. Non basta. Martedì 6 agosto in Senato si voterà il decreto sicurezza bis. Fiore all’occhiello di Matteo Salvini e della sua politica migratoria, non piace a tanti parlamentari grillini. Soprattutto al Senato dove i margini di sicurezza del governo sono particolarmente esili. Per questa ragione quasi certamente (lo ha detto Salvini) verrà messa la fiducia, e quindi ancora una volta i «dissidenti» M5S saranno obbligati a votare sì, pena l’espulsione dal movimento. Si dice che in parecchi preferiranno disertare il voto. In ogni caso, con la fiducia il governo non rischia ma c’è da giurare che il malcontento grillino aumenterà.

A proposito di passi indietro, ce ne sarà presto un altro: dopo che Conte ha fatto passare il sì alla Tav lasciando al Movimento la possibilità di salvare la faccia con una mozione in Parlamento puramente simbolica, tra poco occorrerà sciogliere il nodo dell’Ilva. O meglio: il nodo dello scudo legale che i manager del colosso franco-indiano dell’acciaio ritengono indispensabile per mettere mano al piano di risanamento ambientale dello stabilimento. Pena la chiusura del medesimo già in settembre. Di Maio non ne vuol sapere: «Non c’è l’ immunità per nessuno. Punto» scandisce nelle dirette Facebook. Ma presto il capo del M5S dovrà fare i conti con quanti, a cominciare proprio da Conte, gli ricorderanno che 20 mila operai (più l’indotto) da mandare a casa in un Meridione a sviluppo sotto lo zero, sono una autentica bomba sociale che nessuno si può permettere di far scoppiare. E così Di Maio dovrà trovare il modo di ricredersi senza troppo farlo vedere.

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