Democrazia e libertà: vero nemico di Putin

Dietro la spallata non solo all’Ucraina ma all’intero Occidente, c’è in Vladimir Putin – due facce di una stessa moneta – una sbrigativa analisi politica e culturale. Ne troviamo le tracce già in una intervista al «Financial Times» del 2019, nel quale definiva «obsolete» le istituzioni della democrazia liberale.

Democrazia e libertà: vero nemico di Putin
Il presidente russo Vladimir Putin

Superate, diceva, perché sconfitte dai successi sovranisti e populisti di quegli anni, quelli della Brexit e di Trump, per noi della decrescita felice grillina. I popoli si dimostravano secondo Putin insofferenti verso una democrazia debole, perché troppo tollerante, ormai sopraffatta dalla confusione del multiculturalismo, dalla decadenza morale indotta dal benessere e soprattutto da una immigrazione incontrollata: «gli immigrati possono uccidere, saccheggiare e violentare, restando impuniti», diceva, e molti lo ripetevano. Prima che la Russia stessa diventasse Occidente era necessario recuperare un anacronismo, il ruolo imperiale della Russia, mortificata dalla caduta del comunismo e quindi dell’Urss, che aveva avuto il torto, con Lenin, di costruire un sistema di convivenza di nazionalità in realtà fasulle, come quella ucraina, mentre l’anima unificante doveva essere solo quella russa.

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