Dopo il decreto la prova Mes

Dopo il decreto
la prova Mes

È un parto particolarmente difficile e travagliato ma sembra – salvo sorprese notturne – che stia arrivando a conclusione: l’ex decreto «Aprile» poi ribattezzato «Rilancio» per non doverlo chiamare «Giugno», dovrebbe vedere la luce in queste ore dopo un lunghissimo, faticoso e complicato negoziato politico tra le forze di maggioranza sulle più varie questioni. Il ministro del Tesoro ha annunciato che sono stati sciolti tutti i «nodi politici». Vedremo se è davvero così. Si tratta di dividere i 55 miliardi di euro di maggior spesa (in deficit) destinati ad attutire i danni del virus, tra tutti i soggetti che sono stati colpiti o che lo saranno nei prossimi mesi, in questo caso particolarmente il mondo del turismo.

E una distribuzione di questo genere, si sa, è complessa perché ogni forza politica ha le sue battaglie identitarie, i suoi elettori, i segmenti sociali di riferimento. Ci sono state discussioni sul salvataggio delle banche decotte (contrarissimi i grillini che non potevano rimangiarsi le polemiche su Banca Etruria) e sui migranti in agricoltura da regolarizzare per non perdere i raccolti (motivo per il quale la renziana Bellanova è ancora ad un passo dalle dimissioni in polemica, anche qui, con i grillini – contrarissimi alle sanatorie).

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