Equilibri fragilissimi, ma scelte obbligate

Il commento Il centrodestra, benché fortemente diviso su questioni vitali come la leadership e le alleanze internazionali, ieri si è riunito per esaminare le questioni di programma dopo aver trovato un compromesso sui collegi uninominali e su come si dovrà designare il candidato premier. Insomma, sospinti dai sondaggi che li danno vincenti, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia lavorano e vanno avanti.

Equilibri fragilissimi, ma scelte obbligate
Enrico Letta
(Foto di Ansa)

Non è una sorpresa: in trent’anni di collaborazione, i tre partiti hanno sempre saputo mettere temporaneamente da parte le divisioni, le contraddizioni, le contrapposizioni personalistiche per concentrarsi sulla campagna elettorale e il risultato da raggiungere con il voto. Certo, un minuto dopo l’apertura delle urne hanno ripreso a litigare come e peggio di prima, ma solo a risultato raggiunto, buono o cattivo che fosse. La caratteristica del centrosinistra invece è sempre stata quella di riuscire a litigare prima delle elezioni, durante la campagna elettorale e subito dopo sia in caso di sconfitta (a chi darne la maggiore responsabilità?) sia in caso di vittoria (di chi è il merito maggiore?). Lo scenario nel 2022 non cambia, con la sola differenza che i tempi sono ristrettissimi, c’è poco più di un mese per fare la campagna elettorale e i problemi sono ancora tutti da risolvere. Per esempio, oggi Enrico Letta e Carlo Calenda si dovrebbero incontrare per chiudere la partita della loro alleanza. Calenda ha posto condizioni molto dure ma altrettanto chiare: no nei collegi uninominali – da votare dunque tutti insieme – a candidati come Fratoianni e Bonelli, contrari al governo Draghi, e no a ex grillini transfughi come Luigi Di Maio e altri; no a proposte di nuove tasse – Letta ne ha appena fatta una, la patrimoniale per dare una «dote» ai giovani – e sì ai rigassificatori, che è come mettere un dito nell’occhio a sinistra e verdi.

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