Europa, due vie: Meloni al bivio

Il commento. Nel suo discorso di commiato a Bruxelles, Mario Draghi ha lasciato a tutti i Paesi della comunità un significativo messaggio: «L’Europa è fonte di stabilità. Ma quando è divisa i Paesi iniziano a sperimentare l’instabilità. Per tanti motivi l’Italia deve essere attenta a questo».

Europa, due vie: Meloni al bivio
L’aula del Parlamento europeo: Meloni guida il Gruppo dei conservatori e riformisti
(Foto di Ansa)

Giorgia Meloni, ben consapevole che, nonostante gli apprezzamenti ufficiali ricevuti da tutti i Capi di Stato europei, permane un clima diffuso di diffidenza nei suoi confronti, si è mossa con molta intelligenza politica nella composizione del governo, assegnando alcune caselle chiave a ministri di sperimentata fede europea. Ha fortemente voluto al ministero dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che non pochi sostengono consigliatole da Draghi, più che dal segretario della Lega Matteo Salvini. Agli Esteri ha nominato Antonio Tajani che, soprattutto dopo le esternazioni di Berlusconi pro-Putin, può fornire le più ampie garanzie all’Europa anche per la sua precedente esperienza come presidente del Parlamento europeo. Ha nominato ministro per le Politiche europee, la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, già appartenente alla Democrazia Cristiana, un partito che per trent’anni, fin dall’inizio con Alcide De Gasperi, si è battuto per la costituzione e l’evoluzione del progetto europeo. Ha, infine, scelto come consulente per l’energia, Roberto Cingolani, già ministro del governo Draghi, che si è reso disponibile senza alcun compenso per portare a termine il lavoro già avviato.

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