Geopolitica dei vaccini Ora i conti non tornano
Vaccino AstraZeneca (Foto by Ansa)

Geopolitica dei vaccini
Ora i conti non tornano

Cecità o ingordigia? La pandemia ha messo in luce i gravi errori e le scelte folli degli ultimi decenni sull’altare di un’impazzita delocalizzazione. Risultato? Nella primavera 2020 abbiamo atteso settimane prima che arrivassero in Europa le mascherine dalla Cina, a quanto pare, in quel momento unico fabbricante al mondo di tale articolo. Adesso sono stati definiti vari vaccini, pure registrati dagli Enti competenti dopo la corsa a perdifiato delle sperimentazioni, ma le multinazionali farmaceutiche non sono in grado di produrre le quantità che si sono impegnate a consegnare, firmando dei contratti. Complimenti per l’incredibile dimostrazione di responsabilità da parte dei loro amministratori delegati! L’etica, evidenziata da Adam Smith e Milton Friedman, è sempre più relegata nel dimenticatoio.

Pochi giorni fa dialogavamo con un manager di una nota azienda manufatturiera italiana che si lamentava come l’unico interesse interno fosse quello di minimizzare i costi, anche in presenza di spese indispensabili, a vantaggio solo del profitto in una visione, apparente, di corto raggio. Il «dio» denaro, insomma, la fa da padrone. L’obiettivo, ci veniva spiegato, è quanto più possibile dividere denaro con gli azionisti alla fine dell’anno. E meno male - pensiamo noi - che, un tempo, qualcuno affermava che sono i mercati a doversi autoregolare da soli, gli Stati ne dovevano restare fuori. Seguendo quella logica, si sono regalate montagne di tecnologie alla Cina, Paese che ha valori diversi dai nostri, diventato oggi un bel grattacapo per l’Occidente.

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