Giustizia, la riforma non si deve insabbiare

Gli esiti ultimi delle vicende giudiziarie relative alla morte di Stefano Cucchi inducono a varie riflessioni, e, nel contempo, pongono alcuni interrogativi. È fuori di dubbio che soltanto la pertinacia, fino all’ostinazione, della sorella del malcapitato abbia condotto alla condanna sia degli autori materiali delle violenze inflitte al fratello, sia di coloro che tentarono di occultarne le responsabilità, arrivando a depistare le indagini.

Giustizia, la riforma non si deve insabbiare
Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia

Da tale sconcertante vicenda emergono sia un aspetto positivo, sia un’amara considerazione negativa. È da valutare come un elemento rassicurante per i cittadini, il fatto che - riguardo alle violenze fisiche e morali subite da Stefano Cucchi - sia caduto il muro di omertà che fin troppo spesso ha contraddistinto vicende analoghe. In questo caso la chiusura a riccio che tradizionalmente portava a creare un alone di oscurità sugli abusi commessi da esponenti dei carabinieri si è progressivamente incrinata fino a sgretolarsi, portando alle condanne inflitte ai responsabili. Conclusione che deve essere intesa in tutto il suo valore di monito per le forze dell’ordine, le quali hanno il dirittodovere dell’esercizio legittimo della forza, ma che - proprio in ragion di tale prerogativa - non devono in nessun caso abusarne. In particolare nei riguardi di persone inermi.

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