Giustizia, no a riforme dettate dalla pancia  politica

Giustizia, no a riforme dettate dalla pancia
politica

Il mondo giudiziario sta vivendo in questo periodo storico una crisi senza precedenti in grado di minare l’in sé delle sue funzioni. Dal momento in cui al Consiglio Superiore della Magistratura è stato assegnato il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da possibili interferenze del potere politico, è una contradictio in adiecto constatare che proprio alcuni esponenti del menzionato organo di autogoverno si rendano in qualche modo parti di un «intreccio» politico.

La situazione svuota di contenuti la ragion d’essere dell’istituzione del Csm, e la circostanza è ancor più rilevante ove si ponga mente che quel che viene in gioco non è solo l’autonomia della magistratura, ma anche la sua stessa capacità di essere, oltre che di apparire, terza e imparziale. Tali requisiti non costituiscono inutili attributi, bensì l’essenza della funzione giurisdizionale; in altre parole, senza di essi non vi è giurisdizione, ledendosi, in tal modo, valori fondanti il potere di ius dicere. Ne deriva un’ulteriore accentuazione di quella endemica crisi della giustizia, la quale viene avvertita dal cittadino sempre più come un qualcosa verso cui non si può nutrire fiducia. Bisogna inoltre fare attenzione anche alle conseguenti iniziative politiche che potrebbero prendere spunto dal momento di disorientamento per varare riforme non in linea con il precetto costituzionale.


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