I cantieri infiniti e una città in ostaggio
ITALIA. Sul sito internet del Gruppo Fs Italiane alla pagina dei «cantieri parlanti», l’iniziativa «sviluppata in collaborazione con il ministero delle Infrastrutture che dà voce a oltre 40 opere strategiche» si legge testualmente che il termine lavori per il collegamento con l’aeroporto di Orio al Serio è fine anno scorso con attivazione nel 2026.
Obiettivi entrambi mancati, senza se e senza ma. Per il raddoppio Bergamo-Ponte San Pietro si indica invece il corrente anno sia per la chiusura dei cantieri che il via al servizio e anche in questo caso c’è poco da aggiungere. Tranne che dal 12 marzo l’amministratore delegato di Rfi è subentrato ai commissari straordinari prima nominati. Che i lavori fossero in ritardo era più che evidente, bastava gettare un occhio per i cantieri, ma quello che preoccupa di più ora è l’assenza di un orizzonte chiaro. In sostanza di una data se non certa quanto meno probabile e visto l’impatto sulla viabilità - e di conseguenza sulla qualità della vita di tutti i giorni - la situazione è abbastanza inaccettabile. Rfi prende tempo e chiede qualche settimana per mettere a punto un nuovo cronoprogramma, ma al di là delle dichiarazioni di prammatica dalla puntata bergamasca per tagliare il nastro del sottopasso della stazione (ora magari aspettiamo anche il resto...) si aspettavano indicazioni precise e soprattutto perentorie. Per esempio, per fare i conti della serva, sapere quanto è stato realizzato davvero delle opere e quanto c’è ancora da fare: percentuali come quelle relative alla quota di fondi finora spesa sa tanto di acrobazia lessicale, tecnicismi che di solito nascondono qualcosa. E normalmente non sono mai belle sorprese. A ogni modo, per spazzare dubbi ed equivoci, si potevano fornire entrambi i dati, sarebbe stato molto più rassicurante (e trasparente) e non avrebbe lasciato quella fastidiosa sensazione di indeterminatezza.
Intendiamoci, nessun dubbio sulla buona volontà del Gruppo Ferrovie di investire su Bergamo, i 700 milioni messi sul tavolo sono lì a dimostrarlo. Il problema è che strada facendo (non molta in verità) è forse mancato un controllo reale e continuo sull’avanzamento dei lavori e sull’ottemperanza delle imprese al cronoprogramma. Tema tanto più delicato se i cantieri insistono in un contesto urbano e stanno mandando in tilt interi quartieri da diversi mesi. E continueranno a farlo per i prossimi, questo è certo, b asta vedere la vicenda del ponte di via San Bernardino. Di buono c’è comunque il fatto che i lavori non dovrebbero essere a rischio dal punto di vista economico, anche se è chiaro che le tensioni internazionali si faranno sentire sul versante costi. Nonostante gli evidenti ritardi la strada delle opere è però abbastanza tracciata e questo dovrebbe metterle al riparo anche dai dubbi sulla copertura da Pnrr. In tal senso, la positiva evoluzione della vicenda Gamec è potenzialmente un buon segnale.
Sempre a scanso di equivoci, se ci sono oggettive incertezze sugli aspetti temporali, non altrettanto si può dire sull’utilità delle opere ferroviarie in questione, per tacere della nuova stazione. Il raddoppio verso Ponte San Pietro (che in realtà, come noto, finisce a Curno) è comunque un primo abbozzo di un possibile sistema metropolitano, cosa diversa da una metropolitana ma comunque fondamentale per la mobilità del capoluogo e di parte dell’hinterland.
Lo stesso vale per il collegamento con l’aeroporto di Orio, il terzo del Paese e porta da e per il mondo della Bergamasca. Come poi sarà il servizio una volta finiti i lavori è un altro paio di maniche, ma è un problema che non ci sentiamo di scaricare ora su Rfi, ne ha già abbastanza di suoi. Il solo auspicio è che da qui in avanti si cambi davvero passo e soprattutto si rispettino le scadenze. E che magari che nell’attesa i «cantieri parlanti» comincino a raccontare la verità: a volte è meglio quella anche se brutale, soprattutto se c’è una città in ostaggio da mesi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA