I lavoratori in nero e sfruttati nei campi
La giustizia negata

La più recente operazione contro il caporalato risale a giovedì scorso, quando le forze dell’ordine nelle campagne di Latina hanno arrestato i due titolari di aziende agricole che sfruttavano decine di braccianti di origine indiana, costretti a lavorare per dieci ore al giorno senza copertura sanitaria né riposi. A Fondi, paese sempre nella zona di Latina, c’è il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia, il secondo in Europa: qui lavorano almeno 7-8 mila altri indiani, privi di regolare contratto e in condizioni abitative penose. Nel nostro Paese si stima che siano 50-60 mila i braccianti in nero addetti alla raccolta di frutta e verdura. Sul tavolo del governo c’è una bozza di legge per la concessione del permesso di soggiorno ai lavoratori che ne sono privi.

I lavoratori in nero e sfruttati nei campi La giustizia negata

L’articolo 7 esclude dal provvedimento destinatari di espulsioni, condannati o soggetti pericolosi per la sicurezza dello Stato. Ma questa precisazione non basterà a disinnescare i prevedibili attacchi di Lega e Fratelli d’Italia, avversi ad ogni regolarizzazione di migranti «clandestini», anche se ridotti in schiavitù da imprenditori delinquenti. Eppure le più grandi sanatorie nel nostro Paese sono state promosse dal centrodestra con i governi Berlusconi e il leghista Roberto Maroni ministro dell’Interno: nel 2002 (750 mila persone) e nel 2006 (760 mila). Ma quella era un’altra destra.

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