I partiti alla prova del cambio di marcia Caccia agli astenuti

I partiti alla prova
del cambio di marcia
Caccia agli astenuti

Tra litigi e pacificazioni, assalti e ritirate, dichiarazioni di guerra e tregue armate, la vita del Conte bis è stata un continuo scaldarsi i muscoli senza mai entrare in partita. Nel frattempo la litigiosità è cresciuta e ormai in molti si chiedono chi sarà tra Renzi o Conte il primo a staccare la spina. Il paradosso è che nessuno dei due vuole le elezioni ma parimenti nessuno dei due vuole apparire il pavido che compie il passo indietro. Difficile prevedere chi confesserà il bluff. Certo è che nel frattempo, alla loro ombra, sono scattate grandi manovre.

L’intento inconfessato è di prepararsi allo scenario prossimo venturo che si appaleserà a pieno solo con le dimissioni di Conte. Non si sa ancora se e quando ci sarà la crisi né se si andrà poi a un voto anticipato.

Non è dato conoscere nemmeno con quale legge si eleggerà il nuovo Parlamento. Si sa però che per destra e sinistra, per Lega e Pd, è venuto il tempo di aggiornare le loro strategie. Zingaretti per un momento ha vagheggiato il progetto del «partito unico» con i Cinque Stelle, ma ha visto in Umbria a quali risultati porta. Al contempo non ha mai dismesso l’idea di costruire il famoso, ma sempre fumoso, «campo largo della sinistra»: fumoso perché, a parte le sparute, sparse forze della sinistra, non si capisce bene quali altri supporti pensi di recuperare per riuscire vittorioso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA