I social inquinati, emergenza globale

MONDO. Sì ad una riorganizzazione, no alla jungla e soprattutto no alla censura. Dall’Australia alla Spagna si moltiplicano le iniziative per porre rimedio alle attuali storture dei social media.

Canberra ha appena deciso il loro bando ai minori di 16 anni. Sulla stessa linea si pongono altre capitali, provocando la reazione dei «tecno-oligarchi». L’Unione europea ha definito delle regole, ma, considerando la complessa situazione internazionale, evita di provocare nuove tensioni con Donald Trump.

TikTok

Riorganizzare i social media è diventata un’emergenza internazionale

Per ora Bruxelles si è mossa solo con la cinese TikTok, che utilizzerebbe tecniche comunicative che provocano dipendenza. Tali strategie sarebbero usate anche da altre piattaforme, in particolare americane. Riorganizzare i social media è diventata un’emergenza internazionale. Il governo australiano è passato ai fatti dopo aver visionato le conclusioni allarmanti di uno studio scientifico. In breve, il 96% degli adolescenti tra 10 e 15 anni ha un account social, uno su 7 è stato esposto per lunghe ore a materiali pericolosi di carattere violento, misogino, robaccia che promuove disordine alimentare e il suicidio.

Fenomeni di bullismo

Per non parlare poi del bullismo. Risultato: 10 piattaforme sono state poste off-line per i più giovani con l’obiettivo di guadagnare tempo e formarli ad un uso maturo e consapevole delle nuove tecnologie. In sintesi: istruzione, educazione; non divieto e basta. «Se ci sono gli squali in mare - ha osservato Julie Inman Grant, capo della Commissione E-safety - non significa che non faccio più il bagno, ma creo aree sicure». E studio il modo di comportarmi. Questa 57enne, mamma di tre adolescenti - con una vasta esperienza di lavoro nelle grandi compagnie Usa del settore -, è diventata in un batter d’occhio la «nemica numero uno» di gruppi neonazisti, di parlamentari americani senza scrupoli, di estremisti d’ogni genere.

Da quando i poteri hanno perso il monopolio dell’informazione sta succedendo di tutto: le democrazie vedono addirittura posta a rischio la loro stessa sopravvivenza; le autocrazie rispondono con la creazione di Internet o di piattaforme «sovrani o nazionali»

Un po’ come il premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha risposto pubblicamente ad alcune affermazioni di Elon Musk, ricevendo in cambio una montagna di insulti dal «tecno-oligarca». Il governo iberico sta preparando un incontro con quelli di Francia, Regno Unito e Grecia per seguire innanzitutto l’esempio australiano per gli adolescenti ma anche per allargare il problema ai più adulti.

Da quando i poteri hanno perso il monopolio dell’informazione sta succedendo di tutto: le democrazie vedono addirittura posta a rischio la loro stessa sopravvivenza; le autocrazie rispondono con la creazione di Internet o di piattaforme «sovrani o nazionali». In Occidente, come ha denunciato il «think tank» Volta, i social media vengono monitorati per identificare nicchie di risentimento e coltivarle attraverso la politica dello spettacolo e la rottura dei tabù.

Disinformazione, mistificazioni, falsificazioni, fake news fanno poi il resto. Vengono i brividi se si pensa che la stragrande maggioranza degli studenti delle scuole superiori europee usa l’Intelligenza Artificiale (AI) per studiare e fare compiti. Se qualche gestore buontempone di AI ha inserito l’informazione che «i mammut volano», state certi che qualche giovane se lo crederà. Stesso discorso per la visione di video, l’attività più gettonata dai ragazzi sul web.

In Italia, Paese con tanti problemi ma che ha pur sempre l’ottava economia del pianeta - dove, soprattutto al Nord, c’è una delle migliori qualità della vita al mondo - è evidente l’avanzata dei «catastrofisti» e di quelli che vedono sempre nero. Il momento di intervenire sulle storture è giunto. Le soluzioni esistono, ma serve la volontà politica per far approdare la legge alle piazze virtuali.

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