I sussidi non bastano Servono investimenti
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

I sussidi non bastano
Servono investimenti

Nella storia della Repubblica si è sempre parlato di eccessi di spesa pubblica e aumento del debito, ma mai nessun Governo ha avuto mano libera come in questo momento. Senza più il patto di stabilità europeo, chi ha i cordoni della borsa può promettere qualunque cosa senza temere nemmeno lo stigma. Nei primi anni del dopoguerra, quella classe politica (De Gasperi, Einaudi) lo stigma se lo assegnava da sola, con il dovere dell’austerità. Poi, per decenni, lo stigma è arrivato solo a posteriori, con tutta l’ipocrisia del caso. Nel nuovo secolo, proprio mentre la produttività si azzerava e l’euro neutralizzava l’inflazione che così non inghiottiva più il debito, abbiamo avuto il vincolo esterno, l’Europa. Caduto (ma a termine) anche quello, la spesa oggi si chiama bonus, esenzioni, rinvii, sospensioni, ristori.

È facile governare così. A chi non piacerebbe regolare solo il rubinetto delle uscite senza il dolore delle tasse e dei tagli?

La crisi Covid ha cambiato tutto, ed è giusto, ma i debiti alla fine vanno pagati, con buona pace di David Sassoli. La vera politica è difficile, perché non è solo assegnare sussidi, ma costruire il futuro già oggi. Per l’Italia, tornare «a come si stava prima» non è come per gli altri: quando tutto è cominciato, eravamo sull’orlo di una nuova recessione. Poi, causa pandemia, il debito è salito dal 134,8 al 159,6%. Secondo gli economisti del Centro Einaudi di Torino, il primo lockdown è costato 224 miliardi e il secondo, fino al 3 dicembre, altri 32. Come si vede, si supera abbondantemente il valore dei 209 miliardi che arriveranno da Bruxelles per il Recovery. Non basterebbe neppure aggiungere i 27 del Mes, per giunta bloccati da sovranisti nell’inerzia Pd.

© RIPRODUZIONE RISERVATA