Il Dragone
si divora
il mercato
occidentale

Il Dragone si è pappato il pranzo dell’Occidente. Questo il pensiero espresso da alcuni specialisti su autorevoli quotidiani in occasione del 20° anniversario dell’entrata di Pechino nel Wto, l’Organizzazione per il commercio internazionale, avvenuta nel dicembre 2001. Un pensiero, è bene evidenziarlo, condiviso da non pochi politici e imprenditori. Ma è davvero così? Il bilancio dell’adesione cinese è innegabilmente a tinte chiaro-scure. Nel 2001 gli obiettivi erano di aiutare Pechino a crescere economicamente, di spingerla verso il libero mercato, di correggere pratiche poco ortodosse e arrivare ad aperture politiche.

Il Dragone si divora il mercato occidentale

Quanto si è realizzato è sotto gli occhi di tutti. Il Pil pro-capite cinese è passato da 1.033 dollari Usa l’anno (2001) a 10.500 (2020); la crescita annua del Pil da +4% a +17%; il mercato dell’Impero celeste è aperto ma con forti limitazioni per gli stranieri; le violazioni e i furti di proprietà intellettuale non sono mai cessati; vi è un leader a Pechino che nel 2022 avrà più poteri di quelli avuti, a suo tempo, dal Grande Timoniere, Mao Zedung.

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