Il Pnrr va attuato, cambiarlo è un rischio

Nella campagna elettorale in corso, tra beghe, invettive, slogan fini a sé stessi e reciproche accuse pretestuose, si è aperta una delicatissima discussione sul «destino» del Piano di ripresa e resilienza. Giorgia Meloni è più volte intervenuta rimarcando la necessità di una revisione del Pnrr attraverso una nuova contrattazione con la Commissione europea.

Il Pnrr va attuato, cambiarlo è un rischio
Il commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni

Tale determinazione è motivata dal protrarsi dei problemi legati alla pandemia, dai contraccolpi delle sanzioni applicate alla Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina, che stanno mettendo in difficoltà vari settori dell’economia; dall’aumento dell’energia; dalla significativa crescita dell’inflazione, che contribuisce ulteriormente all’aumento dei prezzi per i consumatori. Già il 19 marzo scorso la leader di Fratelli d’Italia, in occasione dell’evento «Pnrr: priorità e futuro dell’Italia», ha consigliato a Mario Draghi «di recarsi alla Commissione europea per chiedere una revisione degli obiettivi del Pnrr, che devono essere concentrati sulle conseguenze della crisi». Non si è fatta attendere la risposta del commissario europeo Paolo Gentiloni, che nel giugno scorso davanti alla platea dei giovani industriali ha affermato: «Chi propone di rifare il Piano sbaglia perché si rischierebbe di apparire poco seri e non si avrebbe alcuna possibilità di riproporre questo metodo - debito comune, obiettivi comuni - nei prossimi anni». Ha poi aggiunto che «l’effettiva funzionalità e la chiusura del Piano italiano hanno riflessi non solo sulla nostra economia, ma anche sulla dimensione europea».

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