Il problema del debito Ora è solo congelato
Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale, auspica «uno sforzo coordinato» nell’ottica di individuare «architetture nuove» per il debito globale

Il problema del debito
Ora è solo congelato

Con un documento datato 25 novembre, la Bce ha messo tutti in guardia sul forte aumento del debito determinato dal Covid, che «pone rischi alla stabilità finanziaria a causa del crescente legame tra aziende, Stati e banche». Il problema del debito è dunque stato solo «anestetizzato» dalla politica monetaria espansiva della Bce e tornerà prepotentemente di attualità quando la crisi pandemica potrà finalmente considerarsi superata. Molti Paesi, consapevoli della gravità del problema, stanno già avanzando l’ipotesi che la sospensione del Patto di stabilità e del Fiscal compact venga rinviata oltre il termine stabilito del 2022 e che, nel frattempo, ci si impegni a ridiscutere parametri ormai desueti, come il deficit strutturale o il complesso criterio di calcolo del Pil potenziale.

Per quanto ci riguarda, non si potrà trascurare la necessità di programmare interventi incisivi di riduzione del nostro debito, che è già salito al 160% in rapporto al Pil e al 10,8% in rapporto al deficit. Tali indicatori sono destinati a peggiorare nei prossimi mesi se, perdurando la pandemia, il governo dovesse porre in essere ulteriori misure a sostegno dei vari settori produttivi.

Gli interventi da realizzare dovranno essere quelli di cui si parla invano da tempo: la riduzione delle spese inutili, calcolate in circa 60 miliardi l’anno da Carlo Cottarelli; il rientro dall’evasione fiscale stimata in circa 120 miliardi l’anno; il contenimento dell’economia sommersa, che supera ormai i 200 miliardi l’anno; la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione.

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