Il senso della vita le domande dei giovani

Il senso della vita
le domande dei giovani

Qualche giorno prima della tragedia che ha falciato la sua vita e quella della sua inseparabile amica Gaia, Camilla Romagnoli, seduta a tavola aveva sollevato una domanda che riascoltata oggi mette i brividi: «Qual è il senso della vita?». Lo ha testimoniato la sorella Giorgia in lacrime, ieri ai funerali che si sono svolti alla presenza di centinaia di persone in una parrocchia romana. È una domanda che dice con quanta superficialità il mondo di oggi guardi ai giovani, eludendo le ragioni profonde che attraversano la loro vita e la loro coscienza. Sulla tragedia che ha insanguinato quel tratto di strada di Roma, lasciando sull’asfalto due ragazze e distruggendo la vita di chi era alla guida dell’auto, si sono scritte e lette tante cose, spesso dettate dal bisogno di trovare una spiegazione che non c’è, di scaricare tutto l’accaduto sulle spalle di un colpevole.

«Brancoliamo nel buio», ha invece detto ieri coraggiosamente il parroco don Matteo Botto nell’omelia. «Siamo abituati a vivere tra tecnologie e innovazione eppure brancoliamo nel buio ed è quello su cui dobbiamo riflettere: su questa ora buia». È un’osservazione profonda quella di don Matteo; un’osservazione da cui bisognerebbe avere il coraggio di non svicolare cercando risposte sociologiche. Davanti alla vita dei giovani oggi la nostra società si muove al buio, con l’incoscienza di chi aggira il problema accettando le ricette più facili e concessive. «Siamo tutti palloni gonfiati», ha ribadito con durezza don Matteo. «Siamo “liberi”. Ma cos’è la libertà? Guidare ubriachi o “fatti”? E questa la libertà? Ci sentiamo tutti padri eterni».

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