Il successo di Sanremo, ma le stecche agitano la Rai

Il commento. Il successo di Sanremo non porta bene alla Rai. Gli ascolti eccezionali registrati nelle cinque giornate del Festival (e il ricco bottino pubblicitario) non oscurano le polemiche politiche che si sono scatenate sulla rassegna, tant’è che ora appare a rischio la permanenza ai vertici del gruppo dirigente dell’azienda.

Si dirà che la polemica è consustanziale a Sanremo che con essa ogni anno si rafforza nutrendosene: vero. Ma ora c’è qualcosa di più del solito, una sorta di cambio di passo da parte del governo, l’azionista dell’azienda concessionaria del servizio pubblico (contratto non ancora rinnovato): il partito della premier sembra aver deciso di sostituire l’a. d. Carlo Fuortes, nominato a suo tempo dal governo Draghi e già in bilico dopo l’approvazione di misura del bilancio Rai in consiglio di amministrazione. In realtà, il capo azienda nelle scorse settimane aveva trovato un suo modus vivendi con la maggioranza politica dando garanzie a Meloni che la Rai avrebbe rispettato il risultato elettorale. Fuortes aveva chiesto in cambio di non essere affiancato - come si era ventilato - da un direttore generale più vicino a Palazzo Chigi. Ebbene, questo fragile equilibrio a Sanremo sembra si sia rotto. C’è chi ha contato il numero delle dichiarazioni anti-viale Mazzini di FdI nella giornata conclusiva del Festival: ben 18, troppe per non derivare dalla stessa premier.

Tutta colpa delle «prodezze» dell’influencer Fedez (già ambiguo protagonista di una lite con la Rai durante il concerto dell’ultimo 1° maggio) che sono state le principali ragioni dell’arrabbiatura politica: aver strappato davanti a dieci milioni di telespettatori la foto di un vice ministro mascherato da SS durante la festa della sua laurea; l’aver reclamato dal palco la legalizzazione della cannabis e infine l’aver inscenato una sguaiata propaganda omosessuale in compagnia di quello stesso cantante «fluid» la cui presenza a Sanremo era stata stigmatizzata in aula alla Camera da una parlamentare leghista… tutte cose che hanno fatto montare la rabbia degli esponenti del centrodestra che da casa assistevano ad una manifestazione secondo loro sbilanciata a sinistra (in questo giudizio rientravano anche i monologhi delle co-conduttrici). Quanto a Fedez, c’è da chiedersi se, invitandolo, i dirigenti fossero consapevoli di quello che sarebbe successo: il responsabile dell’Intrattenimento Rai Stefano Coletta si è scusato precisando però di non poter controllare in diretta le performance degli artisti (in realtà alcuni giornali hanno avanzato il sospetto che dietro le quinte si sapeva come sarebbero andate le cose). Ma non è bastato.

Tutto questo è arrivato al termine della tormentata vicenda della video-presenza del presidente ucraino Zelensky a Sanremo, dopo tante polemiche ridotta ad un breve messaggio scritto che Amadeus ha letto in sala a notte fonda; un ridimensionamento dell’ultimo momento che a Giorgia Meloni non è piaciuto, essendo lei più preoccupata dell’irritazione di Kiev (che potrebbe aver avuto conseguenze sul piano diplomatico) che non dei malumori di Salvini contrario a concedere il palco al capo della nazione aggredita da Putin. Come se non bastasse, la presenza del presidente Mattarella al Festival - la prima volta in assoluto per un Capo dello Stato - è stata gestita in tale segretezza da Amadeus e dal suo agente Lucio Presta da suscitare la piccata reazione dei consiglieri di amministrazione della Rai, tenuti all’oscuro di tutto. Conclusione: tanto successo ma altrettanti incidenti che la Rai ha fronteggiato a fatica sicché da questa mattina ogni momento potrebbe esser buono per assistere al ribaltone di viale Mazzini, sempre salvo un ripensamento dell’ultimo momento (che per gli attuali inquilini di Palazzo Chigi non sarebbe propriamente una novità).

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