Il tecnico Draghi l’acume politico
Il premier Mario Draghi

Il tecnico Draghi
l’acume politico

Ora che, dopo una gestazione molto riservata e di vertice, Draghi va in Parlamento, si comprenderà meglio la ragione del divario oggettivo tra gli entusiastici consensi raccolti dal presidente e il filo sottotraccia di delusione per la formazione di una squadra non certo delle meraviglie. Forse era eccessiva l’attesa, forse troppo ingenua l’idea di un governo dei migliori, forse si poteva comunque fare meglio, ma molto di più non era realisticamente possibile. La nostra è una democrazia parlamentare, non diretta, i cui pericoli proprio questa crisi ha evidenziato, tra utopie, capricci e piattaforme Rousseau per pochi intimi, e non è neppure una democrazia presidenziale, che consentirebbe scelte più ad personam, qui ferma a 8 soggetti su 23.

Della democrazia rappresentativa bisogna accettare non solo i pregi prevalenti ma anche i limiti. Il Parlamento, cioè lo strumento concreto per governare, è quello che gli elettori hanno voluto nel 2018. Già oggi non è lo specchio dell’ondata populista e sovranista di quel voto rancoroso pre Covid, ma non potendosi svolgere nuove elezioni, si possono solo fare i conti con la realtà.

Neppure super Mario può prescinderne, tanto più se i colori giallo e verde, quasi la metà delle Camere, sono sotto la sua stessa bandiera. Meglio se mai, accanto alle priorità Recovery e vaccini, forzare la mano su certi contenuti scomodi ma essenziali: prescrizione, immigrazione, pensioni, lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA