Italia e Francia
Secondo motore Ue

La pandemia e il tempo. Sono questi i due potenti fattori che hanno impresso la spinta decisiva alla firma del Trattato del Quirinale, il patto siglato da Mario Draghi (ma avviato dall’allora premier Paolo Gentiloni nel 2017) ed Emmanuel Macron per sancire un’alleanza strategica tra Italia e Francia. La pandemia ha scompaginato tutte le certezze dell’Unione Europea e l’ha spinta ad abbandonare i criteri che parevano scolpiti nel marmo e che, a causa o forse grazie al virus, sono diventati di fatto insostenibili, prima fra tutte la «politica del rigore» che Draghi e Macron vogliono mettere per sempre al bando. E poi il tempo: quello che sta spingendo fuori dalla scena politica la figura centrale di Angela Merkel e che, complice il rodaggio del nuovo Governo, inevitabilmente ridurrà l’influenza continentale della Germania.

Italia e Francia     Secondo motore Ue
Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier Mario Draghi

Non a caso, dietro il patto italo-francese si staglia in trasparenza sempre lei, la Germania. Fin dal nome: il Trattato del Quirinale mima il Trattato dell’Eliseo che nel 1963 diede avvio all’intesa franco-tedesca che ha finito poi per dominare le sorti della Ue e che nel 2019 è stata ribadita ad Aquisgrana dallo stesso Macron e dalla Merkel. Certo, nel 1963 si confrontarono De Gaulle e Adenauer. Ma ci sono temi che non passano mai di moda. Allora la Francia chiedeva una guida della Nato tripartita tra le potenze nucleari (Usa, Regno Unito e appunto Francia) e il rifiuto inglese la spinse a mettere il veto all’ingresso di Londra nella Ue. Oggi Draghi e Macron ribadiscono la necessità di un sistema di difesa europeo, non alternativo ma autonomo rispetto a quello Usa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA