La corsa al vaccino contro il Covid-19
e il potere geopolitico

La corsa per giungere primi al vaccino contro il Covid-19 è anche una battaglia geopolitica. In palio non ci sono solo profitti miliardari ma tanto, tantissimo prestigio internazionale. La «soft power» del Paese, che riuscirà a vaccinare in massa i propri cittadini - anticipando i concorrenti - e a mettere quanto prodotto a disposizione della comunità, otterrà un impulso globale. Colpisce che uno studioso della caratura dell’immunologo Usa Anthony Fauci si sia lasciato a commenti al vetriolo contro il sistema sanitario britannico, a suo dire, troppo frettoloso nell’«approvare», per primo in Occidente, un vaccino da utilizzare già dalla prossima settimana. Grazie alla Brexit e senza la burocrazia Ue «ci siamo riusciti», aveva gridato Londra. Solo gelo in risposta da Bruxelles.

La corsa al vaccino contro il Covid-19 e il potere geopolitico

Il caso russo è emblematico. Fin dall’inizio della pandemia il gigante slavo - che invece da oggi ufficialmente vaccina su larga scala dottori ed insegnanti moscoviti - è parso essere quello più avanti nelle ricerche. La ragione è semplice: gli scienziati federali hanno continuato a studiare fin dopo al 2003 la Sars e le successive evoluzioni. Chiaramente non hanno sviluppato le fasi per arrivare ad un vaccino, che non era necessario, poiché la Sars è scomparsa in un baleno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA