La guerra dei dazi Quanto paghiamo

La guerra dei dazi
Quanto paghiamo

Il Parmigiano e il Pecorino effetto collaterale dello scontro tra Airbus e Boeing. Chi l’avrebbe detto? Eppure è proprio così. Nella guerra dei dazi che Donald Trump sta infliggendo al mondo, dalla Cina all’Europa, il Made in Italy rischia di pagarne (è proprio il caso di dirlo) le conseguenze salatissime. Pare che al momento, in attesa del Wto, la speranza sia aggrappata alle origini italiane del segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, in visita a Roma. Forse tra un abbraccio al presidente Mattarella, una visita al Colosseo e soprattutto al paesello abruzzese delle origini(Caramanico Terme), il capo della diplomazia americana potrebbe muoversi a compassione e ammansire il mastino della Casa Bianca. Ma lo scenario, per il nostro export alimentare (e non solo) è abbastanza terrificante.

Tra l’altro il rischio, ha spiegato la Coldiretti, si abbatte sul record storico del Made in Italy negli Stati Uniti, che, con un balzo del più 8,3 per cento nei primi otto mesi del 2019, sono il principale mercato di sbocco fuori dai confini europei.

Avete capito bene: il principale. E non è difficile immaginare perché: i redditi dei cittadini statunitensi, la quantità di emigrati e cittadini di origine italiana presenti nel subcontinente americano e naturalmente «last but not least» la bontà ineguagliabile dei nostri prodotti. Le mucche del Wisconsin non producono Parmiggiano. Negli Usa, ha evidenziato ancora l’organizzazione degli agricoltori italiani, l’export di questi nostri «capolavori» alimentari è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale, dove l’incremento è stato del 3,4 per cento.


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