La Lega Nazionale
e i malumori del Nord

I sondaggi sono impietosi. Dopo esser riuscito nell’impresa impossibile di portare la Lega ad occupare il podio di primo partito d’Italia, Salvini ha innestato la retromarcia che non si è ancora arrestata. I dati demoscopici fotografano del resto fedelmente un sentiment assai diffuso. Il capo dei Lumbard non mostra più quella forma smagliante, quel piglio vincente che proprio un anno fa lo aveva portato ad un passo dal conquistare, oltre alla leadership del centrodestra, anche la premiership del Paese. Le ragioni di questo arretramento sono molteplici.

La Lega Nazionale     e i malumori del Nord

Innanzitutto, il carattere del personaggio, perfettamente a suo agio quando s’immerge nei suoi prediletti bagni di folla, a disagio invece quando deve indossare il doppiopetto istituzionale. È intervenuto poi l’azzardo di puntare tutto sulla caduta del Conte bis e su elezioni anticipate. In terzo luogo, ha pesato il cambio repentino dello scenario politico consumatosi con il deflagrare del Covid-19 che ha messo in quarantena il Paese. Ne ha fatto le spese la sua tattica, tutta incentrata sulle parole d’ordine: sicurezza e contrasto dell’immigrazione. C’è da mettere in conto inoltre il fuorigioco comminato dalla crisi economica a carico del sovranismo e dell’euroscetticismo. E ancora: ha influito negativamente il difetto di flessibilità politica della sua leadership al cambio di scenario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA