La partita finale sulla legge elettorale

La partita finale
sulla legge elettorale

A ben guardare, ciò che sta accadendo intorno alla riforma elettorale
è una sorta di partita finale nell’interminabile transizione italiana tra schieramenti opposti: da una parte i maggioritari e dall’altra
i proporzionalisti. Col referendum depositato dalla Lega (e su cui si attende per oggi, con un lieve rinvio, la sentenza della Corte Costituzionale) si punta a trasformare il sistema vigente, il cosiddetto e infelice «Rosatellum», un misto di proporzionale e maggioritario in un meccanismo totalmente maggioritario: come in Inghilterra, conquista il seggio anche chi prende un solo voto in più nel singolo collegio. Viceversa, il disegno di legge su cui si sta asserragliando la maggioranza giallo-rossa che propone un sistema denominato «Germanicum» perché ricalcato sul modello tedesco, ci fa tornare al proporzionale della prima Repubblica con la sola differenza di uno sbarramento piuttosto alto al 5%.

Da una parte maggioritario, dall’altro proporzionale. Senza mezze misure, senza le tante mezze misure che si sono sperimentate nelle nove leggi elettorali (record mondiale) di questi trent’anni, dal Mattarellum a oggi. Ognuno, quando ha potuto, ha provato a fare la legge elettorale più favorevole ai propri interessi: lo fece il centrodestra con il Porcellum, lo fece Renzi con l’Italicum, lo ha fatto il centrosinistra con il Rosatellum - e così si è dato vita a una giostra di leggi così vorticosa da sconcertare l’elettorato e indurlo alla disaffezione.

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