La povertà e chi aiuta: le storie da conoscere

ATTUALITÀ. I numeri delle povertà sono sempre più impressionanti. In Italia 5,6 milioni di persone vivono nell’indigenza assoluta, sono quasi raddoppiate negli ultimi quindici anni.

I giovani, le famiglie con figli e le donne sono i soggetti più a rischio. Nel viaggio nelle periferie, che abbiamo raccontato nei giorni scorsi su queste pagine, la povertà l’abbiamo vista da vicino: famiglie che si rivolgono alle suore per avere il pane per sfamare i figli, una giovane mamma che scalda l’acqua con il fornello per fare un bagnetto caldo al proprio bimbo, una moglie che cura il marito gravemente ammalato in casa perché la pensione di lui è l’unica fonte di sostentamento. Le storie difficili le abbiamo toccate con mano a Napoli, come a Milano, perché la povertà non ha confini geografici e abita ovunque, non solo nelle periferie. Anche sul pianerottolo di casa nostra, dove spesso si costruiscono i muri dell’indifferenza, di chi non vede o non vuole vedere.

Eppure i numeri ci dicono che i poveri della porta accanto sono aumentati, che le famiglie che prima del Covid riuscivano a stare a galla, facendo sacrifici, ora annaspano, fanno fatica a far quadrare i conti. Dopo la pandemia, è arrivato il conflitto ucraino e, di riflesso, la grave crisi che ha peggiorato le condizioni di vita, soprattutto di chi aveva già bisogno, accrescendo così le diseguaglianze sociali.

L’ultimo report della Caritas italiana è una fotografia allarmante: nel 2022 gli indigenti che hanno bussato alle parrocchie o nei centri diocesani sono cresciuti del 12,5% rispetto all’anno precedente, proseguendo una tendenza che si è drammaticamente acuita in questi ultimi anni. E non sono tutti stranieri, anzi: la maggioranza è rappresentata da nostri connazionali, spesso insospettabili. Sono cresciuti i lavoratori poveri e i bisogni: non solo pasti e vestiario, ma sempre più bollette e affitti da pagare, cure sanitarie e richieste di sostegno socio-assistenziale.

Anche Bergamo non fa eccezione: è aumentato il numero di chi si rivolge ai Servizi sociali del Comune o alla Caritas diocesana per avere un aiuto perché quel che entra in tasca non basta nemmeno ad arrivare a metà mese e a pagare le spese indispensabili per il cibo, la scuola dei figli e le bollette. Figuriamoci il «superfluo». Secondo un dossier dell’Osservatorio povertà educativa, realizzato dalla Fondazione Openpolis, tra le famiglie con figli minori, un terzo non può permettersi una settimana di vacanza lontano da casa e la quota sale al 50% se nel nucleo vivono tre o più bambini. Acuendo di fatto il divario tra chi ha alle spalle una famiglia che può permettersi questo tipo di opportunità e chi no.

La povertà è dunque una condizione che può riguardarci (molto) da vicino: dietro alle fredde cifre ci sono volti e storie che devono interrogare ciascuno di noi. Il viaggio nelle periferie degli ultimi e degli «invisibili», tanto care a Papa Francesco, è servito anche a questo. Ha «fatto bene al cuore» hanno ben sintetizzato le giovani che hanno preso parte all’iniziativa dell’Istituto Palazzolo: ha permesso loro di vedere l’opera di carità delle straordinarie suore delle Poverelle (suore di frontiera, nelle realtà più fragili e difficili) e di conoscere le tante facce di un Paese che spesso si divide su tutto, ma che è capace di aiutare i più bisognosi, grazie all’impegno di associazioni, enti religiosi, centri di ascolto e di accoglienza. «A Napoli nessuno muore di fame» ci ha raccontato una suora del dormitorio pubblico. Succede nel capoluogo campano, ma siamo sicuri anche in tantissime altre nostre città. Anche a Bergamo. Perché c’è una rete di solidarietà che è il valore aggiunto e una delle ricchezze di questo Paese. Tasselli di un’Italia che tende la mano e non si arrende all’indifferenza quotidiana.

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