La scorta a Segre Le parole pesano
La senatrice a vita Liliana Segre accompagnata da uno dei carabinieri che le fanno da scorta (Foto by Ansa)

La scorta a Segre
Le parole pesano

Non le è bastata la sua terribile storia di deportata ad Auschwitz a 13 anni per proteggerla dall’odio e dalle minacce (200 al giorno). Anzi, quella storia per taluni è diventata motivo di insulto, espresso sui social o nei blog. In seguito a questa violenza verbale che le è piovuta addosso e a uno striscione di Forza Nuova (con la scritta «Sala ordina. L’antifa agisce. Il popolo subisce») esposto l’altro giorno a Milano all’esterno di un teatro dove era stata invitata a parlare, Liliana Segre, ebrea italiana di 89 anni, nominata senatrice a vita dal presidente Mattarella, da giovedì 7 novembre vive scortata da due carabinieri.

Il provvedimento è stato disposto durante il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico presieduto dal prefetto di Milano (dove Segre risiede) Renato Saccone. È inquietante pensare che questa decisione abbia all’origine l’appartenenza al popolo ebraico. Ma non solo, come vedremo. Nel 2019 l’Osservatorio antisemitismo ha ricevuto 190 segnalazioni di episodi in Italia, numero in crescita rispetto al 2018. Il 70% di questi fatti ha viaggiato on line, da estrema destra e estrema sinistra ma anche da parte di persone non schierabili politicamente, mentre si registrano due casi di violenze fisiche: un signore schiaffeggiato e una donna presa a sputi.


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