La tv del dolore
ha superato ogni limite

Appena 54 secondi, ma è un pugno nello stomaco. Il video che ritrae gli ultimi istanti del viaggio della funivia del Mottarone (fino allo schianto a terra) e di vita di 14 dei suoi 15 passeggeri è andato in scena in tv, con sovrapposta in un angolo la scritta «Esclusiva Tg3», firma dello scoop e ostentazione dell’orgoglio. Poi quel macabro documento è finito su altri media e sui social, visto da milioni di persone. A giustificare la messa in onda si è ricorsi al solito, ipocrita e pigro «diritto di cronaca». Ma quel diritto se non è accompagnato dal dovere di rispettare le persone e di non esporle al pubblico almeno in punto di morte, apre alla barbarie. Un limite invalicabile ormai invece superato. Nemmeno i parenti delle vittime del Mottarone avevano ancora visionato il video. È strano che uno scrittore sensibile come Ferdinando Camon difenda la diffusione delle terrificanti immagini perché «la verità non va nascosta».

La tv del dolore ha superato ogni limite
La carcassa delle funivia del Mottarone, precipitata lo scorso 23 maggio
(Foto di ansa)

Proprio lui che vive di un uso sapiente delle parole dovrebbe sapere che gli ultimi istanti del viaggio della funivia sono stati raccontati dai giornali fin nei dettagli e che altri video simulano perfettamente l’accaduto, praticamente sovrapponibili senza sbavature all’originale. La verità poi non sono quelle immagini che ne costituiscono una parte, ma la risposta alla domanda: se dei freni di emergenza manomessi sappiamo molto, perché la fune si è spezzata?

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